Vivi a loro insaputa – Il Fatto Quotidiano

Parafrasando il celebre telegramma di Mark Twain all’Associated Press che aveva pubblicato il suo necrologio, si può dire che la notizia della morte dei 5Stelle era alquanto esagerata. Nando Pagnoncelli sul Corriere li dà addirittura in crescita di un punto su fine novembre e di mezzo sul risultato delle Europee: cioè al 17,7% (a maggio si erano fermati al 17.1). E sono i soli a crescere, da maggio, insieme a FdI (dal 6,5 al 10,3). La Lega ha perso tre punti (dal 34,3 al 31,5), FI è scesa dall’8,8 al 7,4, il Pd dal 22,7 al 18,2 (ma il calo è inferiore al totale dei renziani, dunque in realtà è una piccola crescita). Poi c’è la nebulosa dei partitini di centrosinistra, da LeU a Iv a Calenda alla Bonino ai Verdi, che insieme – ammesso e non concesso che siano compatibili – totalizzano l’11,5%. Quindi il centrodestra è al 49,2 e il centrosinistra più il M5S al 47,4. Un’Italia spaccata in due che però, col varo della legge di Bilancio, dà più fiducia al governo (dal 42 al 44%) e al premier Conte (il politico più apprezzato, col 47%). Tutto questo al netto di un 42,3% di astensionisti e indecisi: un’area grigia che è cresciuta di altri 3 milioni negli ultimi quattro mesi.

Confrontando i dati con quel che accade in Parlamento, percorso da transumanze incrociate di voltagabbana variamente ribattezzati scissionisti, dissidenti, malpancisti, responsabili e disponibili, viene da chiamare lo psichiatra. Si capisce che la parte meno indecente di FI faccia di tutto per non morire salviniana. E si capisce pure che, fallito lo sfondamento al centro di Renzi, chi l’aveva seguito tenti di rientrare all’ovile del Pd o guardi a Calenda, che almeno non ha la Finanza alle calcagna. Ma ciò che resta incomprensibile è cosa vogliano le decine di mugugnatori grillini. Mugugnavano durante l’alleanza innaturale con la Lega, mugugnavano quando cadde il governo giallo-verde e temevano di tornare al voto cioè a casa, mugugnano con l’alleanza un po’ meno innaturale col Pd. Mugugnavano per la gestione monocratica di Di Maio, mugugnano per la gestione collegiale di Di Maio. Mugugnavano perché Grillo non si faceva vivo, mugugnano dopo che Grillo s’è fatto vivissimo. Mugugnavano perché Di Maio non sosteneva Conte, mugugnano perché Di Maio sostiene Conte. Ma quando la piantano? Ma non si sentono ridicoli? Ma perché non dicono una volta per tutte cosa vogliono fare e dove vogliono stare? Non c’è solo Paragone, che quando i 5Stelle nascevano stava in Rai in quota Lega e ora spiega a Grillo cos’è il suo Movimento: come quei conoscenti che li inviti a pranzo e ti fregano le posate.

Ci sono altre decine di anime in pena che insufflano ogni giorno malcontenti ai giornali, per alimentare la rubrica fissa “Caos 5Stelle” a base di esodi biblici, fughe di massa, “altri grillini pronti a votare contro la manovra”, “pronti a uscire”, “pronti a creare il partito di Conte” (a sua insaputa), pronti a tutto. Se sapessero leggere, potrebbero dare un’occhiata all’analisi di Pagnoncelli, che descrive un M5S tutt’altro che finito: anzi, ha un altissimo “indice di fedeltà degli elettori” (secondo solo alla Lega) e con la nascita del Conte2 “ha attratto il 29% dell’elettorato attuale dall’astensione: elettori presumibilmente delusi dall’alleanza con Salvini che oggi ritornano”. Diversamente dalla Lega, che “non riesce a conquistare nuovi elettori” e resta piantata sul 30%, e dal Pd, inchiodato al suo zoccolo duro del 18-20%, i 5Stelle hanno un serbatoio di 4,5 milioni di elettori “in sonno” che non hanno cambiato casa né casacca: alle Europee si erano astenuti, ma dopo l’alleanza con il centrosinistra si sono in parte riavvicinati.

Il Conte 2 – lo dicono i numeri – fa male a Salvini e bene al Pd e soprattutto al M5S. Che, toccato il fondo a maggio dopo una lunga emorragia, ha iniziato una lenta risalita. Specialmente nelle ultime settimane, dopo i due blitz di Grillo e l’appoggio più convinto di Di Maio al governo, senza più i mille distinguo che lo assimilavano al guastatore Renzi. Non solo. Aver tenuto duro sul carcere agli evasori, la prescrizione bloccata dal 1° gennaio e il no al bavaglio per le intercettazioni ha permesso al M5S di riaffermarsi come partito della legalità, sottolineando la vera diversità rispetto a tutti gli altri, confermata anche dalle cronache giudiziarie. Le indagini su collusioni e voti di scambio con la ’ndrangheta dalla Val d’Aosta all’Umbria, dalla Calabria al Piemonte, dalla Lombardia all’Emilia, investono uomini di tutti gli schieramenti, tranne i 5Stelle. Del resto, molte indagini utilizzano i nuovi strumenti legislativi voluti o perfezionati proprio da loro: la Spazzacorrotti, la riforma del voto di scambio, le intercettazioni col trojan horse e presto, dal 1° gennaio, le manette agli evasori e la fine della prescrizione dopo il primo grado. Per questo, mentre tutti li danno per morti a reti ed edicole unificate, i 5Stelle iniziano a riprendersi. Manca solo che gli interessati si accorgano di essere vivi e smettano di comportarsi come se fossero morti. Uscendo dalla funerea inerzia e dalla rassegnata afonia dell’ultimo anno, per darsi un’immagine di solidità e novità in grado di ricompattare i gruppi allo sbando e attrarre altri astenuti da quel prezioso serbatoio. Lanciando sfide nuove e coraggiose agli alleati, pronti anche ad alleanze nelle regioni dopo le sciagurate scelte isolazioniste in Emilia Romagna e Calabria. E convocando al più presto (marzo è tardi) gli stati generali per un nuovo programma-organigramma che parli anche al popolo misto delle Sardine. Se scopriranno di essere vivi, i 5Stelle potrebbero persino ritrovare la memoria e ricordare chi era che dieci anni fa si batteva nelle piazze per l’ambiente, il welfare, l’innovazione, la libera informazione e la legalità.

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