Vieni avanti, gretino* – Il Fatto Quotidiano

Ieri, leggendo per il terzo giorno consecutivo le dichiarazioni d’amore dei politici italiani a Greta Thunberg e le prime pagine dei giornaloni sui giovani di tutto il mondo che lo difendono dai grandi inquinatori, ho verbalizzato una fastidiosa sensazione che mi pervade da tempo: o sono pazzo io, o sono pazzi gli altri. Sono mesi che l’autoproclamato Partito del Pil ci spiega a reti, edicole e Camere unificate che bisogna sbloccare i cantieri, moltiplicare gli appalti, trivellare il mare, costruire nuovi quartieri, grattacieli e “boschi verticali” abbattendo quelli orizzontali (il “modello Milano”, mai più senza), cementificare e asfaltare ovunque, aprire discariche e inceneritori in ogni angolo, e guai a tassare le auto inquinanti perchè quelle ecologiche si fanno solo all’estero (qui non si usa) e non sta bene favorire lo straniero invasore e penalizzare la Fca, e guai a rinunciare a Tav, Tap, Terzo Valico, Gronda, estrazioni petrolifere, e pazienza per le aree verdi (gli alberi rompono i coglioni e non fatturano) o blu (i fiumi e i torrenti sono bagnati e non edificabili: meglio intombarli sotto il cemento).

I leader e i governatori pidin-forza-leghisti parlano a una sola voce come Carlo Verdone-Armando Feroci in riva al Tevere ne “Il gallo cedrone“: “Signori! Elettori! Ma ‘sto fiume ce serve o nun ce serve? … Se nun ce serve, e io dico che nun ce serve, levàmolo, sotteràmolo, prosciugàmolo! Seguitemi bene in questa mia straordenaria intuizione: al posto del fiume, una lunga lingua d’asfalto a tre corsie. Los Angeles! Risultato, due punti virgolette: traffico azzerato, inquinamento disintegrato, guardo a destra e vedo verde, guardo a sinistra arivedo verde, guardo in alto e vedo le rondini senza più l’ombra di un gabbiano, guardo in avanti e se score, signori, finalmente a Roma se score! Parafrasando la frase di un grande autore del passato ma di una modernità straordenaria, io dirò: con me se va nella città ridente, con me se va nell’eterno splendore. Grazie!”.L’ultima impellenza, urgentissima da 29 anni fino a tre giorni fa, era scavare subito nelle Alpi il buco più lungo del mondo per trasportare ad alta velocità merci inesistenti con qualche minuto d’anticipo da Torino a Lione, così da far girare 15-20 miliardi in un cantiere che finge di fare cose da 15 anni e ne durerebbe altrettanti creando la bellezza di 450 posti di lavoro e infestando di Co2 (12 milioni di tonnellate) e altre emissioni venefiche, cemento, acciaio, rame, amianto, materiali radioattivi e polveri la Val di Susa, che curiosamente non ne vuole sapere (subornata dai famigerati anarchici e/o dalle nuove Br).

I 5Stelle provano a dire no (insieme ai Verdi europei), Conte tenta di convincere i francesi che non conviene neanche a loro e tutti strillano che così tramonta lo sviluppo e arrivano la “decrescita infelice”, la bancarotta, l’apocalisse, finiremo tutti sotto i ponti o agli angoli delle strade col cappello in mano. L’altroieri l’ex pm Carlo Nordio, noto “garantista”, chiedeva sul Messaggero di depenalizzare l’abuso d’ufficio per sostituirlo con un apposito reato di omissione in atti d’appalto, per “sanzionare” finalmente con pene esemplari “chi non decide per sbloccare i cantieri”. Quali, non importa. Lavori utili o inutili, amici o nemici dell’ambiente, sostenibili o insostenibili, sono dettagli. L’importante è costruire altre grandi opere con grandi costi e grandi tangenti ma bassa occupazione, anziché fare piccole manutenzioni con bassi costi e alta occupazione contro il dissesto idrogeologico (su 700 mila frane in tutta Europa, 500mila sono in Italia). Ora, all’improvviso, tutti questi impuniti spasimano per Greta e le sue sorelle: ritratti strappalacrime, improbabili candidature al Nobel per la Pace, fiumi di retorica e titoloni del tipo: “E la politica che fa?”. Svetta su tutti Repubblica, che dopo averci illustrato per mesi, ogni giorno che Dio mandava in terra, gli effetti balsamici del Tav sull’ambiente e la salute, indovinate con chi se la prende? Con “le Cinque stelle che ormai non luccicano più”, cioè con l’unica forza politica dell’arco costituzionale che prova a bloccare quello scempio (sostenuto da Repubblica) e gli altri (le trivelle, sostenute da Repubblica), e viene attaccato da Repubblica per non aver bloccato pure il Tap e chiuso l’Ilva (sostenuti da Repubblica).

L’Agenzia dell’Energia ha documentato che, per domare il clima imbizzarrito, si dovrebbero lasciare sottoterra l’80% dei fossili: altro che trivelle petrolifere e gasdotti. Il decreto sulle energie rinnovabili fu bloccato due anni fa, indovinate da chi? Dai trafelati tifosi dell’incolpevole Greta, quelli che predicavano l’astensione per far fallire il referendum sulle trivelle (Pd, FI e Napolitano), varavano il mirabolante Sblocca-Italia (Renzi e Delrio) e approvavano 12 decreti Salva-Ilva per neutralizzare le indagini e garantire l’impunità ai vertici e ai commissari dell’azienda avvelenatrice. Monica Frassoni, leader dei Verdi europei e no Tav convinta, ricorda che basterebbe aumentare di un punto l’efficienza energetica per creare in Europa 366mila posti di lavoro e ridurre del 4% le importazioni di gas. E che l’Italia ha pagato 600 milioni di multe in 8 anni per le infrazioni alle regole europee sullo smaltimento dei rifiuti. Ma qui l’unico politico che parla di questi temi è Grillo, noto comico, mentre la cosiddetta informazione cadenza le nostre giornate al ritmo dell’armonioso fragore delle rotative misto al festoso sferragliare di supertalpe, turbine, scavatrici e betoniere. Poi, all’improvviso, tutti pazzi per Greta. Noi non abbiamo la fortuna di conoscerla. Ma le auguriamo di tenersi a debita distanza da questi gretini*.

* Citazione dalla vignetta di Riccardo Mannelli pubblicata ieri dal nostro giornale

Sorgente: Vieni avanti, gretino* – Il Fatto Quotidiano

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