Uno sparo nel buio – Il Fatto Quotidiano

Leggo sempre Repubblica perché imparo sempre qualcosa di nuovo. Ieri, per esempio, grazie all’amico Massimo Giannini, ho appreso particolari inediti, anzi rivoluzionari, sulla schiforma della (il)legittima difesa e anche sul vero colpevole del governo giallo-verde. Ricapitolando: se l’Italia è governata da M5S e Lega non è colpa degli elettori che diedero all’uno il 33% dei voti e all’altra il 17%. E nemmeno del Pd che respinse gli appelli di Mattarella e Fico e l’offerta di Di Maio per un contratto di governo basato sui punti convergenti o compatibili dei rispettivi programmi, spingendo il M5S tra le braccia dell’unico alleato alternativo possibile, cioè Salvini. No, è colpa mia. Questa coalizione, infatti, “con buona pace del travaglismo in servizio permanente effettivo ha portato il Paese a surfare sulla cresta dell’onda nera montante in Europa”. Io naturalmente ringrazio l’amico Massimo per il peso spropositato che attribuisce ai miei scritti (in grado, addirittura, di fare e disfare governi). Ma faccio sommessamente notare che un anno fa il sottoscritto e il Fatto si batterono quasi da soli (erano con noi Zagrebelsky, Cacciari e pochi altri) per un governo fra i 5Stelle e un centrosinistra rinnovato. Invece il repubblichismo e il gianninismo in servizio permanente effettivo lavoravano alacremente con Renzi per allontanare il Pd dal pericoloso contagio grillino e portare Salvini al governo, salvo poi strillare al fascismo delle “due destre” fin dal giorno dopo.

Giannini riattacca poi la giaculatoria della “netta egemonia politica e mediatica della Lega nel governo”, confermata “una volta di più” dalla (il)legittima difesa. Sull’egemonia mediatica, non ci sono dubbi: solo che è dovuta anche al repubblichismo e al gianninismo in servizio permanente effettivo, che parlano sempre delle uniche due leggi targate Lega (legittima difesa e decreto Sicurezza, oltre alla quota 100 sulle pensioni in condominio col M5S) e dimenticano i ben più numerosi e utili provvedimenti targati 5Stelle (Anticorruzione con blocca-prescrizione, agenti infiltrati, incentivi ai pentiti, esclusione dei condannati dalle pene alternative, daspo a vita per i condannati; reddito di cittadinanza; abolizione dei vitalizi; Dl Dignità; cancellazione della svuota-carceri e del bavaglio sulle intercettazioni; voto di scambio; referendum propositivo, già passato alla Camera; risarcimenti ai truffati dalle banche, in attesa di ok dal Cdm). L’altra rivelazione di Giannini riguarda il monito inviato dal presidente Mattarella alle Camere e al governo mentre promulgava con la sua firma la (il)legittima difesa.

Questo: “La nuova normativa presuppone, in senso conforme alla Costituzione, una portata obiettiva del grave turbamento e che questo sia effettivamente determinato dalla concreta situazione in cui si manifesta”. Modestamente l’avevamo scritto anche noi mesi fa: la promessa salviniana a chiunque spari di non finire più indagato è una balla, perché sarà sempre un pm e poi un giudice a valutare se chi reagisce al ladro o al rapinatore aveva o meno il diritto di farlo. Perciò il monito presidenziale ci era parso un fervorino di buon senso, ma privo di conseguenze pratiche: purtroppo non modifica di una sillaba (né potrebbe farlo) il ddl Salvini, divenuto legge dello Stato con la firma presidenziale. Per modificarlo, Mattarella avrebbe dovuto respingerlo alle Camere con un messaggio motivato. Non l’ha fatto e da ieri vige la legge Salvini-Mattarella. Punto. Ma, come già con Napolitano quando firmava le leggi vergogna di B., c’è sempre qualche corazziere di complemento che finge di non capire; e racconta che il presidente non voleva, ha firmato di malavoglia, incrociando le dita dell’altra mano dietro la schiena, storcendo il naso e corrugando la fronte. Purtroppo le chiacchiere stanno a zero e il risultato non cambia: legge fatta capo ha. Per Giannini, invece, Mattarella ha sì firmato, ma “prima si è preso tutti i 30 giorni canonici”: il che già dovrebbe terrorizzare Salvini. Il quale, ciò non bastando, s’è visto “strozzare in gola il grido di battaglia” e “intralciare il percorso di guerra” dal monito sul “turbamento obiettivo”: un nonsense logico – come ha già scritto Daniela Ranieri –, visto che ogni turbamento è per definizione soggettivo. Dal punto di vista di chi lo prova (lo sparatore), di chi lo diagnostica (gli psicologi dell’accusa, della difesa e del Tribunale) e di chi lo accerta (il giudice).

Invece, per Giannini, la letterina sarebbe una “clausola di salvaguardia” che “neutralizza la legge”. Addirittura! Come se i giudici, fra una norma penale e una lettera di Mattarella, dovessero seguire la seconda, chini e riverenti dinanzi all’“unico argine all’impresario della paura”, simbolo delle “istituzioni democratiche che sono vigili e non arretrano”, portatore sano di una “pedagogia repubblicana” foriera della “mannaia della Consulta” che “presto probabilmente si abbatterà” sulla legge. Ora, non sappiamo cosa farà la Consulta. Sappiamo però che, se boccerà la legge, boccerà implicitamente anche chi l’ha firmata. Ma c’è da dubitare che Mattarella la ritenga incostituzionale: infatti scrive che si può applicare “in senso conforme alla Costituzione” affidando ai magistrati il giudizio sull’effettività del turbamento e la proporzionalità della reazione all’azione. A questo serve il monito: non a neutralizzare una legge appena approvata, ma a smontare la propaganda di chi l’ha voluta. Un atto politico-mediatico, non giuridico, che ribadisce ciò che sapevano già tutti: a ogni ladro ferito o ucciso seguirà un’indagine per accertare la legittimità o meno della difesa. Come avevano già spiegato tutti i giuristi. E persino qualche travaglista in servizio permanente effettivo.

Sorgente: Uno sparo nel buio – Il Fatto Quotidiano

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