Torna Mazzini e io non so cosa mettermi – Il Fatto Quotidiano

Ogni sera compulso trepidante le rassegne stampa tv per confrontare la prima pagina del Fatto con quelle della concorrenza: non sia mai che ci siamo persi qualcosa. Figuratevi la rabbia quando, mercoledì, il rassegnista vagamente cimiteriale che è di turno a Sky ha lanciato il titolone di Repubblica: “2020, il manifesto della giovane Italia”. Mannaggia, mi son detto, è tornato Giuseppe Mazzini e noi non lo sapevamo. Nessuno dei nostri pur validi cronisti aveva segnalato quel po’ po’ di evento. “Domani mi sentono”, ho pensato prima di coricarmi e dormire malissimo, sognandomi la barba del patriota, il nuovo manifesto fresco di stampa e i moti del 2020-’21. Poi, ieri mattina, ho scoperto che il manifesto della Giovane Italia 2.0 altro non era che il messaggio di Capodanno di Mattarella. E, anziché incolpare i miei cronisti, me la son presa con me stesso: anch’io avevo ascoltato il discorso con la dovuta devozione, genuflesso a mani giunte e capo reclinato. Ma non ci avevo capito nulla. Mi era parso un collage dei consigli che mi davano i nonni da piccolo e dei pensierini che scrivevano i miei figli in prima elementare subito dopo le aste. E avevo pensato che Mattarella non avesse detto niente perché non voleva dire niente. Invece no: reclutava i neo-cospiratori della Giovane Italia, ma – data la sua posizione – con messaggi subliminali e cifrati. Che io purtroppo non ho colto, diversamente da corazzieri molto più sgamati di me, che meritano per questo un bel busto al Pincio.

Il primo è Ezio Mauro, uno a cui nulla sfugge e nessuno può darla a bere, ha subito capito che Mattarella, zitto zitto, ha “percepito l’avvio del declino della curva populista che ha segnato i primi vent’anni di inizio secolo” ed è partito in tromba con “la ricucitura della coesione sociale, slabbrata dalle disuguaglianze e dagli squilibri prodotti dalla crisi, ma anche dalla rabbia, dall’odio, dalla ferocia che questi anni avvelenati hanno seminato”. Chi pensava che in quei vent’anni avessero governato B., il centrosinistra e infine il quartetto Monti-Letta-Renzi-Gentiloni si vergogni e arrossisca: c’erano già i “populisti” dell’odio, della rabbia e della ferocia che producevano disuguaglianze a manetta. Meno male che, dalla luna, è piovuto insalutato ospite Sergio Mazzini, alias Giuseppe Mattarella, a regalarci “un cambio di prospettiva”. La sala marmoreo-obitoriale al posto della solita scrivania? No: “il riemergere del senso civico e del patriottismo repubblicano” e l’“emergere di un nuovo profilo di Paese e dell’identità nazionale”. Apperò.

Il che spiega perché il messaggio-manifesto ha avuto “grande eco”, con ben “10 milioni di italiani” davanti alla tv. Il fatto che a quell’ora si potesse guardare solo lui è un dettaglio. Qui c’è ben altro: è “come se ci fosse all’improvviso bisogno di un pensiero repubblicano, di un’altra idea dell’Italia”. In effetti, da qualche tempo, i bar, gli autobus, le metro e i mercati erano tutti un vociare: “Ragazzi, quando arriva ’sto benedetto pensiero repubblicano? Non sto più nella pelle!”, “Non dirlo a me, c’ho un’altra idea dell’Italia che mi scappa non sai quanto!”, “Sì, ma ora ci vuole un manifesto della Giovane Italia!”, “E un nuovo profilo del Paese dove lo mettiamo?”. Però, con tutto il rispetto per Mauro, nel discorso-messaggio-manifesto c’era ben altro, come ci svela il Corriere. Intanto la citazione di Gadda. Non l’avete sentita? Tranquilli: “Mattarella non lo ha citato”. Ma “è chiaro che la pensa allo stesso modo”. Ciapa lì. E poi il “trasparente richiamo ad Aldo Moro”. Il fatto che non abbia nominato neppure lui non inganni: quando ha messo “in contrapposizione le due Italie”, è chiaro che pensava a lui. Tiè. Poi ha auspicato “una nuova ripartenza”, anche se non l’ha mai nominata: mica è Sarri o Conte (l’altro). Però il senso era quello: un manuale di “pedagogia civile”, “molto più politico di quanto sia parso a qualcuno” (qualcuno chi? Né Lui né il Corriere vogliono esplicitarlo, perché è troppo trasparente chi sia). E “l’abrasiva allusione ai mass media e soprattutto alla tv di Stato” con tanto di “sottinteso”, dove la mettiamo? Come abrade Lui, non abrade nessuno.
Secondo La Stampa e secondo Salvini, invece, Mattarella ce l’aveva con Salvini: infatti ha “ribaltato la narrazione sovranista” e “declassato i maldipancia, le rabbie e i risentimenti che Salvini cavalca alla stregua di sfoghi estranei alla vera indole nazionale”. E come declassa i maldipancia lui, non li declassa nessuno. Viceversa, per Sallusti, ha “frustato e bacchettato il governo” Conte, ma soprattutto “l’odiatore Di Maio” con un “discorso patriottico” che “sfonda nel centrodestra”. Macché, ribatte Lorenzo Donnoli delle Sardine, “ha parlato come uno di noi”. Senza offesa per Miriam Martinelli di Fridays for Future, sicura che il presidente “ha inquadrato la nostra realtà come nessuno”. Ecco: mezzo Sardina e mezzo Greta (Thun o berg, a scelta). Per il Sole 24 Ore, abbiamo il nuovo “Padre della Patria”, anzi lo “statista moralizzatore”. Peccato, nota Samsonite sul Riformatorio, che non abbia parlato della prescrizione, per nulla allarmato dal “Codice Travaglio”. E pazienza, è andata così. Antonella Rampino spiega sul Dubbio che Lui “ha composto una prolusione che si dispiega come un arco”, qualunque cosa voglia dire. Corriere e Stampa intravedono messaggi in controluce pure nella sedia donata da un gruppo di ragazzi disabili (“La sedia è un monito”, “La sedia e la citazione”): è la versione moderna della zucca e della ciabatta di Brian di Nazareth. Per dire quante cose ha detto Mattarella l’unica volta che non ha detto niente. Figurarsi se avesse detto qualcosa: oltre a Mazzini, avrebbe resuscitato pure Garibaldi. Con tutti i Mille.

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