Terrore a Rimini – Il Fatto Quotidiano

L’altroieri, al Meeting di Rimini, si è temuto il peggio quando Maria Stella Gelmini, capogruppo di FI alla Camera, con l’aria etimologicamente spensierata di chi non ha pensieri, se n’è uscita con una gravissima affermazione: “L’accertamento delle responsabilità è compito della magistratura”. Per comprendere il terrore misto a panico che ne è seguito, occorre considerare alcune circostanze. 1) In 39 edizioni di Meeting ciellino, nessuno aveva mai osato nominare la magistratura senza insultarla. 2) Dalla prima edizione del 1980 a oggi, gli sponsor e gli ospiti principali, da Andreotti a Martelli, da Sbardella a Farina-Betulla, da Tanzi a Ciarrapico, da B. a Formigoni, si erano sempre divisi in due categorie: quelli già imputati o condannati (detti familiarmente i “già mangiati”) e quelli che lo sarebbero stati appena usciti di lì (i “da mangiare”). 3) Da oltre 10 anni, la kermesse è sponsorizzata da Autostrade per l’Italia, che però a Ferragosto, dopo il crollo del ponte Morandi, ha ritirato il suo stand, anch’esso probabilmente pericolante. 4) L’incauta Gelmini blaterava a un dibattito promosso dall’Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà, la lobby trasversale della Compagnia delle Opere guidata da Maurizio Lupi, già ministro dimissionario per un altro scandalo autostradale. 5) Da tutti ci si poteva attendere un proditorio elogio dei giudici, fuorché dalla Gelmini, che mai aveva manifestato tali sinistre inclinazioni e proprio per questo era stata invitata: i promotori la ricordavano sulle barricate a strillare al complotto contro qualunque pm, gip, giudice di primo, secondo o terzo grado si azzardasse ad accertare qualsivoglia responsabilità.

Infatti, non appena la malcapitata ha proferito quelle spericolate parole, dal tavolo dei relatori s’è scatenato il fuggifuggi generale avviato dall’ex ministro Delrio, che non dorme da una settimana nel terrore che qualcuno accerti le sue responsabilità nella proroga della concessione senza gara ad Autostrade o negli allarmi ignorati sul ponte cadente. Intanto, in sala, si svuotavano le prime file, riservate a quei dirigenti della CdO che, appena un magistrato accerta una responsabilità, traslocano nel più vicino penitenziario. Pochi han capito che la poveretta, lungi dal voler elogiare quei manigoldi in toga, intendeva semplicemente difendere Autostrade e i retrostanti Benetton dalle accuse del governo e dal ritiro della concessione, prendendo tempo e rinviando il capitolo delle colpe alle calende greche del verdetto di Cassazione (quando i colpevoli saranno tutti morti). La prossima volta, per evitare il terrore e le fughe di massa, le basterà l’accortezza di aggiungere la clausola di stile: “Esclusi i presenti”.

Sorgente: Terrore a Rimini – Il Fatto Quotidiano

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