TeleTerzaEtà – Il Fatto Quotidiano

Il “sovranismo” si porta su tutto, come il trench, il jeans, il cardigan e il beige. Quando qualcuno, nei talk show, è a corto di argomenti, fa una bella tirata contro i “sovranisti” e fa la sua porca figura. Ora per esempio va di moda dire che la Rai è “sovranista”. Lo scrivono i due quotidiani nazareni, Repubblica (“C’è voglia di sovranismo nei programmi della nuova Rai”) e il Giornale (“Fiorello illumina mamma Rai (incinta di mille sovranisti)”). Incuriositi, siamo andati a spulciare nei nuovi palinsesti presentati l’altroieri, a caccia di qualche figlio di Putin, qualche nipote di Orbán (dopo quelle di Mubarak), qualche cugino di Trump. Che sarebbero quasi augurabili, visto che si tratterebbe comunque di volti nuovi, energie fresche e – vedi mai – idee innovative. A parte i re degli ascolti, che la Rai fa bene a tenersi stretti (Arbore, Carrà, Fiorello, Fazio, Angela padre e figlio, Littizzetto, Sciarelli, Venier, Carlucci, Daniele, Incontrada, Ventura, Insinna, Conti, Magalli), abbiamo rinvenuto alcuni reperti archeologici di un certo pregio: Vespa, Augias, Costanzo e Minoli. Che si siano convertiti al sovranismo in tarda età? Improbabile.

Sarà allora madama Isoardi? Difficile. La ex first fidanza, dunque ideologa del sovranismo gastronomico (alla Prova del cuoco solo gulash orbaniano e caviale del Volga), ha appena svelato di essere stata lei a mollare il Cazzaro Verde, dunque niente: solo agnolotti del plin, vitel tonné e brasato al Barolo. Idem per Carlo Cracco, che approda a Rai2, vergine (almeno che si sappia) da sospetti sovranisti. Rai3 è tutta Dandini-Report-Berlinguer, che parrebbero proprio immuni dal contagio (a parte il recente, inverecondo servizietto di Report ai Sì Tav, a maggior gloria di Lega-Pd-FI e di tutto il partito degli affari). Così come Costantino della Gherardesca, già habitué della Leopolda, che Repubblica assicura esser “tornato a furor di popolo” (nei bar e sugli autobus non si parla d’altro). Poi ci sono Diaco, Balivo, Fialdini, Guaccero, Matano, Sottile e Timperi, che non parrebbero proprio spie russe o camicie brune. Enrico Ruggeri e Gigi D’Alessio (ora su Rai1) sono sempre stati un po’ conservatori, ma dubito che basti, anche perché perlopiù cantano: il sovranismo mica si accontenta. Franco Di Mare, chiamato dagli umoristi di Rai1 a sostituire Fazio, parrebbe più versato per i pannolini Pampers che per l’ideologia nazionalista. Infatti gli unici “sovranisti” rinvenuti in oltre 600 ore settimanali di palinsesto delle reti Rai sono tre. Roberto Poletti, ruspante volto delle tv private lombarde e biografo di Salvini.

Lorella Cuccarini, che debuttò in Rai con Baudo nel 1985 (governo Craxi), ma ultimamente ha rilasciato dichiarazioni patriottarde. E – pensate un po’ – Monica Setta, prezzemolina delle ospitate a gettone, che in tv e in radio bivacca da vent’anni (Rai, anche Yoyò e Gulp, Mediaset, La7, Agon Channel, Telenorba, Radio24, RadioAdige, Radionorba), ma è in odor di amicizia con la Isoardi. Anche dai grandi esclusi (si fa per dire), e cioè la Clerici, la Volpe e la Parodi, è difficile arguire una discriminazione ideologica: bisognerebbe prima capire come la pensano, e soprattutto se. Ricapitolando: la formidabile morsa sovranista che attanaglia l’Italia e dunque la Rai, dopo aver espugnato il notiziario più marginale, cioè il Tg2, con Genny Sangiuliano, è riuscita a piazzare a Uno mattina il turboleghista Poletti e, nelle prime ore del sabato e della domenica, la Setta; e a presidiare il primo pomeriggio di Rai1 con la Cuccarini a La vita in diretta. Un’occupazione militare in piena regola. È proprio il caso di parlare di “voglia di sovranismo”, come dice Repubblica (che vanta una decina di firme a libro paga di Viale Mazzini). E di “mille sovranisti”, come assicura il Giornale (sono tre o quattro, ma fa niente). Intanto, a furia di inseguire questo e altri ridicoli fantasmi, quasi nessuno nota il preoccupante, desolante vuoto di idee e di innovazione di quella che doveva essere la “Rai del cambiamento” e invece pare Villa Arzilla, un ospizio per vecchie glorie. O TeleTerzaEtà, la tv via cavo per arteriosclerotici di Amici miei atto III, sponsorizzata da “Mingo, il pannolone per vecchi pisciatori”.

Il dg Salini è un bravo e onesto manager e il direttore di Rai2 Freccero è un direttore folle e vulcanico, ma visti i risultati non basta. Il caso di Daniele Luttazzi, annunciato in pompa magna e poi gettato via con la solita pietosa bugia dei soldi e della satira sulla religione (che sarebbe, non si sa bene perché, proibita), la dice lunga sul guinzaglio cortissimo ormai imposto a chi lavora nel cosiddetto servizio pubblico, da sempre servizietto privato dei partiti. Ma sempre più mediocre, cioè direttamente proporzionale al livello dei leader politici. La Lega è lì dalla notte dei tempi (entrò trionfalmente in Rai nel lontano 1994, a bordo di B., per non uscirne mai più) e ora, oltre ai suoi veterani, ha imbarcato tutto il peggio dei berluscones, dei finiani e anche di qualche sinistro in cerca di un nuovo padrino e padrone (lo scempio di RaiSport parla da sé, con la Domenica Sportiva tornata agli anni 90 con i sarcofagi di Jacopo Volpi e Paola Ferrari in De Benedetti). Salvini non deve nemmeno sforzarsi a reclutarli: li raccatta. Ciò che lascia senza parole sono i 5Stelle, che in Viale Mazzini non hanno nessuno da salvare né da piazzare (e, purtroppo per loro, si vede). Dunque non avrebbero nulla da perdere e tutto da guadagnare nel battersi per una riforma che sottragga finalmente la Rai alle grinfie dei governi e dei partiti e la consegni a chi ci lavora e a chi la guarda. La riforma che tutti annunciano da sempre e nessuno realizza mai. Fosse anche l’ultima cosa che fanno, la gente perbene gliene sarebbe grata a vita.

Sorgente: TeleTerzaEtà – Il Fatto Quotidiano

Hits: 15

Precedente VIDEO | Luca Ranalli: "Rimango amministratore Giulianova Patrimonio ma difficile affidamento servizi Ecotedi | ekuonews.it Successivo Previsioni meteo Abruzzo venerdì 12 luglio 2019