Suicidio a rate – Il Fatto Quotidiano

Chi pensava che il suicidio dei 5Stelle in Emilia Romagna si fosse completato la settimana scorsa, con Di Maio&C. che declinano la responsabilità sulla scelta di saltare un turno e Casaleggio che pensa bene di metterla ai voti su Rousseau (cioè di farla bocciare dagli iscritti), non aveva visto il seguito. Cioè Di Maio che comunica la corsa in solitaria, senza che gli iscritti si siano mai pronunciati sul punto. Poi riunisce i suoi a Bologna e comunica: “Il nostro statuto ci vieta di sostenere il candidato di un altro partito”, cioè il governatore Pd Stefano Bonaccini, che però sfida a “rubarci il programma”. Ora, a parte il fatto che gli statuti si possono sempre cambiare se la realtà lo richiede, c’è un piccolo dettaglio: lì il M5S non sa neppure se supera il 5%. Tantopiù che quelle Regionali sono un derby tra Bonaccini e Salvini (travestito da Borgonzoni), che vi punta tutte le sue carte per la spallata al governo. I sondaggi danno Bonaccini e Borgonzoni appaiati. Nessuno può dire come avrebbero votato gli elettori 5Stelle se non avessero avuto la loro lista, ma ora che ce l’hanno è scontato che sottraggano più voti a Bonaccini che alla Borgonzoni.

Cioè rischiano di diventare l’alibi della sconfitta del Pd nella sua regione-bandiera e la causa scatenante della caduta del Conte2, anticamera delle elezioni anticipate e del probabilissimo governo Salvini con “pieni poteri” (anche di fabbricarsi il nuovo capo dello Stato e la nuova Costituzione). È vero che i 5Stelle uscirebbero con le ossa rotte anche se si alleassero con Bonaccini, che hanno sempre combattuto – non a torto – come un cementificatore renziano, degno erede della “ditta” legata al partito degli affari. Sia che si alleino, sia che vadano da soli, sarà comunque un disastro. C’è però una terza via che salverebbe capra e cavoli, ma nessuno la vede perché Dio acceca chi vuole dannare. Chiedere a Bonaccini di sposare il programma M5S gratis non ha senso. Come lo si costringe a ingoiare 4-5 punti di svolta ambientalista (via le nuove autostrade inquinanti per infrastrutture sostenibili e investimenti su treni e tram)? Lo si ricatta: o fai così e accetti un vicepresidente-assessore all’Ambiente M5S, o l’appoggio te lo scordi. Se rifiuta, la sconfitta l’ha voluta lui e i 5Stelle, da soli, possono sventolare la bandiera green, pescando anche qualche sardina. Ma, se accetta, l’alleanza si fa. Dire no prima di trattare, per i 5Stelle significa nell’ordine: scendere al minimo storico, regalare la regione a Salvini, far saltare il loro governo e andare al macello delle urne nel momento più drammatico. En plein. Un suicidio a rate. A questo punto, molto meglio un colpo secco.

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