Sozzoni – Il Fatto Quotidiano

Mentre la casta stampata e politica si fa le pippe sul “nuovo” partito di Renzi, una natura morta comicamente ribattezzata Italia Viva, due voti della Camera riportano tutti sulla terraferma. Un voto salva il cosiddetto onorevole Diego Sozzani (FI) dagli arresti domiciliari. E un altro cancella le prove della sua corruzione, negando ai giudici il permesso di usare le intercettazioni che lo immortalano a chiedere tangenti. Il salvataggio dalle intercettazioni si deve ai suoi compari di FI&Lega, ma anche al Pd che, prima in giunta e ieri in aula, ha votato contro la richiesta del gip di Milano. Il salvataggio dall’arresto, oltreché al centrodestra, si deve a 50 deputati determinanti del Pd (zingarettiani o renziani fa lo stesso) che hanno disobbedito al partito e, nel segreto dell’urna, si sono uniti ai forzaleghisti per mettere Sozzani al riparo dalle manette. Del resto, solo il Pd poteva dire sì all’arresto di un sospetto tangentista e no ai nastri che dimostrano le sue tangenti: se fai sparire le prove, in base a cosa lo arresti? Il solo gruppo contro l’impunità è il M5S. A cui i cecchini Pd inviano il primo avvertimento: non crediate che, alleandoci con voi, ci siamo convertiti alla Costituzione, anzi restiamo immuni dal contagio legalitario.

Ora, il Parlamento non ha alcun potere di sindacare la validità di una prova o la fondatezza di un arresto: questo, per legge e Costituzione, spetta solo al giudice. E il gip ha già deciso che le intercettazioni (anche col trojan) sono legittime e che Sozzani va arrestato, come gli altri 43 indagati dell’inchiesta “Mensa dei poveri” su mazzette e appalti truccati in Lombardia. Il Parlamento doveva solo appurare l’esistenza o meno di un fumus persecutionis contro Sozzani: fumus piuttosto improbabile, visto che 43 suoi coindagati – non avendo la fortuna di essere deputati – sono agli arresti da mesi e visto quel che diceva il nostro eroe all’imprenditore Daniele D’Alfonso alla vigilia delle elezioni 2018: “L’eventuale tuo aiuto quanto potrebbe essere? La cifra finale?”. E poi, una volta eletto, al ras forzista Nino Caianiello: “Sto cercando i soldi perché è una fatica! 15 anni fa qualcuno veniva lui di sua sponte da me a dirmi ‘se entri in quel partito, che posso fare?’. Adesso non si può più mettere le mani… mi inginocchio per chiedere 3 lire! 3mila, 5mila, 10mila, quando avevo bisogno 100mila!”. I 357 e i 309 no ai giudici, con standing ovation finale, sono un messaggio forte e chiaro agli italiani, lo stesso inviato nel 1993 dalla Camera che salvò Craxi (e lo espose alle monetine): cambiano i governi e le maggioranze, ma la Casta è sempre la Casta. La legge non è uguale per tutti. Noi siamo noi e voi non siete un cazzo.

Sorgente: Sozzoni – Il Fatto Quotidiano

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