Silvio Pelvico – Il Fatto Quotidiano

Coerente come un budino sfatto, tetragono come un sacco vuoto, lineare come un arabesco, Salvini ha deciso – bontà sua – di farsi processare per il presunto sequestro della nave Gregoretti, dopo aver chiesto per due mesi di non essere processato. L’opposto del caso della Diciotti, l’altra nave della Marina Militare italiana bloccata per giorni in un porto italiano: prima voleva essere processato, poi non più. Ora, pretendere un po’ di fermezza da un politico è il minimo. Ma pretenderla da un cazzaro è inutile. Anche perché ha allevato, sui social e in piazza, una genia di cazzari che parlano di tutto con la sua stessa enciclopedica incompetenza. E lo applaudono a prescindere, qualunque cosa dica. “Non processatemi!”: clap clap. “Processatemi!”: clap clap. “Mangio”: clap clap. “Digiuno”: clap clap. Anche le tragedie, appena passano dalla sua bocca, diventano farse. Ma la gente stenta ad accorgersene, perché i media continuano a prenderlo sul serio. E lo farebbero anche se indossasse la divisa da clown, con la pallina rossa sul naso.

Ieri, per dire, s’è paragonato a due arrestati famosi: Giovanni Guareschi e Silvio Pellico (ma voleva dire Pelvico, visto il girovita che si ritrova). E ha annunciato che scriverà Le mie prigioni 2.0. Poi, al verbo “scrivere” applicato a sè medesimo, gli è scappato da ridere: “Farò un nuovo format televisivo”. Come Corona. Naturalmente il rischio che venga arrestato è pari a zero. La custodia cautelare, per un parlamentare, richiede l’autorizzazione del Parlamento (che la negherebbe unanime, per non regalargli altri martirii). E comunque i giudici non l’hanno mai chiesta. Per arrestare uno prima del processo, occorrono, oltre ai gravi indizi di colpevolezza, le esigenze cautelari. Cioè almeno uno dei tre pericoli canonici: fuga all’estero (purtroppo altamente improbabile), inquinamento delle prove (e qui non c’è nulla da inquinare: i fatti, cioè il blocco della Gregoretti nel porto di Augusta, sono avvenuti alla luce del sole, in mondovisione) e reiterazione del reato (impossibile perché l’imputato non è più ministro dell’Interno). Quindi la galera potrebbe toccargli solo in caso di condanna definitiva, per giunta a una pena superiore ai 4 anni: due eventualità leggermente più remote del ritorno di Renzi a Palazzo Chigi, anche se la presenza dell’avvocata Bongiorno come difensore di Salvini potrebbe essergli fatale. E comunque, casomai, se ne parlerebbe tra 8-10 anni, quando nessuno si ricorderà più di quel cazzaro che, per misteriosi motivi, nel 2020 superava il 30% dei consensi. Ma a quel punto ci toccherà proteggerlo dalla furia degli ex leghisti armati di cappi, roncole e monetine.

Sorgente: Silvio Pelvico – Il Fatto Quotidiano

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