Poltrone & sofà – Il Fatto Quotidiano

Fortuna che, oltreché sul “cazzaro verde”, abbiamo appena battuto Salvini in Tribunale anche sulle “pagliacciate razziste”, perché ormai cazzaro è un eufemismo. Tenetevi forte: il suddetto, in soave corrispondenza di amorosi sensi con l’altro disperato di nome Matteo, ha chiesto a FI la cortesia di raccogliere le 64 firme necessarie per sottoporre a referendum la legge costituzionale che ha tagliato i parlamentari da 945 a 600. Poi si è congratulato con i firmatari perché lui è “d’accordo sui referendum in generale”. Che anima pia. Purtroppo tutti sanno che, a lui come a Renzi, del referendum non frega nulla: non ci vuole Nostradamus per prevedere che sarà un plebiscito di Sì al taglia- poltrone. Ciò che interessa ai due Matteo è rinviare il taglio alla prossima legislatura e votare presto con 345 strapuntini in più a disposizione. E così destabilizzare la maggioranza del governo Conte, comprando consensi per le elezioni anticipate con la garanzia che ci saranno posti per tutti: sia per la nanoparticella di Italia Viva, che deve assicurare la cadrega almeno a Renzi e ai suoi cari; sia per la Lega, che promette poltrone e sofà a tutti, in questa e soprattutto nella prossima legislatura, per ingaggiare parlamentari forzisti e 5Stelle. I referendum costituzionali sono istituti nobilissimi, per sottoporre ai cittadini le modifiche fatte dal Parlamento alla Carta. Ma anche costosissimi: mezzo miliardo mal contato (la stessa cifra che si risparmierà col taglio dei parlamentari in ogni legislatura), soldi pubblici che finiranno in fumo per organizzare un voto dall’esito scontato.

Non solo: prima che le Camere si trasformassero in manicomi, a sostenere i referendum costituzionali era chi si opponeva alle riforme, non chi le aveva votate. Nell’era della psicopolitica, invece, tra i registi del referendum abbiamo il leader di uno dei due partiti (l’altro è il M5S) che hanno approvato in tutte e quattro le letture il taglio dei parlamentari che ora si vorrebbe abrogare. Meglio di lui fanno quei due geni di Grassi e Urraro, appena passati dal M5S alla Lega, che dopo aver voto il taglia-poltrone ogni santa volta, gettano la lingua oltre l’ostacolo e, col tipico empito dei neofiti, si mostrano più leghisti del Cazzaro. E così si ritrovano a braccetto con altri campioni di coerenza, Nugnes e De Falco, usciti dal M5S dalla porta sinistra (i due avevano votato Sì a febbraio in prima lettura e no a luglio in seconda, per dispetto a Di Maio o perché prima non sapevano cosa votavano). E con giganti del calibro di Giarrusso, Di Marzio e Maricotti, che restano nel M5S ma firmano il referendum che dovrebbe stracciare la loro bandiera.

Monumentale, infine, il caso del deputato Pd Roberto Giachetti: in prima lettura, nell’èra governo giallo-verde, aveva votato no; in seconda, a ottobre, agli albori dell’èra governo giallo-rosa, aveva votato sì con tutto il centrosinistra convertito, ma precisando che era contrario e annunciando che avrebbe raccolto le firme e fatto campagna per il No. Ora sarà felice di apprendere che la sua nobile battaglia la usa Salvini per terremotare la maggioranza di cui lui (Giachetti, non Salvini) fa parte. Da quel Salvini che ancora l’11 luglio, votando il taglia-poltrone in seconda lettura al Senato, twittava: “Taglio di 345 parlamentari, fatto”, “Bene il taglio dei parlamentari, in meno si lavora meglio”. Poi, siccome non era “fatto” un bel nulla mancando ancora il secondo voto alla Camera, ad agosto rovesciò il governo e passò all’opposizione, anche di se stesso: “Il taglio dei parlamentari è un Salva-Renzi. Fino all’anno prossimo non si potrebbe più tornare al voto e la coppia Renzi-Boschi (che ha sempre votato contro) salverebbe la poltrona” (12 agosto). Poi, l’indomani, ricambiò idea: “Tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto, così si chiude in bellezza” (13.8). Poi precisò che il taglia-poltrone valeva “solo dalla prossima legislatura”. Poi annunciò: “A differenza del Pd, la Lega ha già votato e voterà ancora per la quarta volta il taglio dei parlamentari. Bene il risparmio di mezzo miliardo di euro per gli italiani” (16.8). Poi disse che i 5Stelle svendevano il taglio dei parlamentari al Pd e a Renzi che non l’avrebbero mai approvato: “Nelle proposte del Pd c’è lo sberlone ai 5Stelle in cui scompare il taglio dei parlamentari. Noi l’abbiamo votato tre volte… e anche ieri abbiamo detto di essere pronti a farlo” (21.8). “Rimaniamo increduli che il taglio dei parlamentari sia sparito dall’orizzonte. Se qualcuno preferisce il governo con Bibbiano, Banca Etruria, Mps, noi facciamo volentieri mille passi avanti” (26.8). “Non si parla più del taglio dei parlamentari. Noi saremmo pronti, ma il tema è sparito perché il Pd non vuole tagliare niente” (28.8). “Sono curioso di vedere nel programma di questo nuovo governo delle poltrone e dei no che cosa hanno messo sul taglio dei parlamentari. Noi lo abbiamo sempre votato, non è che cambiamo idea ogni 15 giorni. Il Pd ha sempre votato contro” (4.9).
Poi il taglia-poltrone entrò nel programma del Conte-2. E Salvini ricambiò idea: “La Lega lo voterà, ma solo se l’ok al provvedimento non è merce di scambio in un mercato delle vacche tra M5S e Pd su ius soli, legge elettorale proporzionale e inciucio. Questo ce lo spiegherà Di Maio, che cambia spesso idea su tante cose” (1.10). Dieci giorni dopo il taglio dei parlamentari passò definitivamente alla Camera coi voti di tutti, Lega inclusa, e appena 14 contrari. Ora, a proposito di chi cambia spesso idea, Salvini esulta per il referendum contro il taglio dei parlamentari e lo usa come merce di scambio nel mercato delle vacche con Renzi&C. per la legge elettorale proporzionale e per un mega-inciucio. Dargli del cazzaro, a questo punto, è fargli un complimento. Meglio pagliaccio.

Sorgente: Poltrone & sofà – Il Fatto Quotidiano

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