Manuale da talk – Il Fatto Quotidiano

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Dopo l’ultima puntata di Otto e mezzo, in cui il vicedirettore della radio del Sole 24 Ore spiegava che l’evasione riguarda forse “qualche imprenditore”, ma certamente i giovani poveri del Sud col reddito di cittadinanza, vorrei aiutare i colleghi dei giornaloni a combattere quest’orrendo sussidio per meridionali sfigati e poltronisti con dieci argomenti un po’ più solidi dei soliti.

1. Dire subito che “il lavoro non si crea con i sussidi”: fa sempre effetto.

2. Se in studio qualcuno obietta che il Rdc non è fatto per creare lavoro ma, appunto, per aiutare chi non ce l’ha, come peraltro si fa in tutto il resto d’Europa (Grecia compresa), rispondere che “sarebbe bello poterlo fare, ma non ci sono le coperture”.

3. L’eventuale contraddittore farà notare che il governo, contro ogni previsione, ha trovato le coperture per il Rdc stanziando 7 miliardi nella legge di Bilancio. Replicare che “purtroppo il sussidio ha già fallito: il governo ha buttato 10 e passa miliardi per Rdc e Quota 100, e il risultato è la crescita zero”.

4. L’obiezione sarà che la crescita zero non può dipendere dal Rdc e da Quota 100, visto che il primo verrà erogato (se va bene) a partire da maggio, mentre i primi beneficiari di Quota 100 prenderanno la pensione a fine aprile o fine maggio (il grosso in estate). Ribattere che “il Rdc è una misura elettorale dei 5 Stelle per comprare voti al Sud, trascurando il Nord produttivo e il Partito del Pil”.

5. La replica sarà che, almeno finora, nelle tre elezioni regionali tenute dopo la legge di Bilancio che stanzia i fondi per il Rdc, i 5Stelle hanno dimezzato o ridotto di un terzo i loro voti rispetto a un anno fa, e sempre al Sud (Abruzzo, Sardegna e Basilicata), mentre, fra le cinque regioni col maggior numero di richieste del Rdc, ci sono la Lombardia e il Piemonte, che pare stiano al Nord. Obiettare che Lombardia e Piemonte sono piene di immigrati meridionali, e comunque “il Rdc si sta rivelando un flop, perché a farne richiesta sono state solo 800mila persone, su 5 milioni di poveri aventi diritto”.

6. Il solito pignolo in studio ricorderà i titoli dei giornaloni, che alla vigilia del primo giorno di domande annunciavano l’assalto alle Poste e ai Caf, tra “caos” e “problemi di ordine pubblico”, polizia in assetto antisommossa, cavalli di frisia alle porte e sacchi di sabbia alle finestre, salvo scoprire nei giorni seguenti che tutto procedeva con ordine e parlare di “flop” rispetto a un caos inventato a tavolino; poi sventolerà la relazione tecnica alla legge istitutiva, in cui si legge che il Rdc è destinato a 3,5 milioni di persone.

E le domande del primo mese non riguardano solo le 806.878 persone che le hanno presentate: ogni richiesta vale per l’intero nucleo familiare, dunque va moltiplicata per il coefficiente di 2,7; ergo le richieste investono già 2,2 milioni di persone su 3,5 aventi diritto (il 61%).Per cavarsela in quel mare di cifre, basterà buttare la palla in tribuna dicendo che “era molto meglio il Reddito d’inclusione (Rei) di Renzi e Gentiloni”.

7. Il solito pignolo estrarrà altri numeri e dimostrerà che il Rei, molto più basso e rivolto a una platea molto più ridotta, era andato molto peggio: per raggiungere il 63% di domande aveva impiegato un anno, mentre il Rdc ha toccato quasi la stessa percentuale (61%) in un mese. Per evitare altre figuracce, conviene buttarla in caciara, con frasi del tipo: “È una vergogna dare 780 euro al mese a chi non lavora, quando milioni di lavoratori guadagnano 800 euro al mese”.

8. Il cagacazzi risponderà che lo scandalo non sono i 780 euro ai disoccupati (Macron vuole darne a quelli francesi ben di più, dopo aver assaggiato sei mesi di Gilet gialli), ma gli 800 euro ai lavoratori, che non ci arrivano nemmeno a metà mese, ergo urge il salario minimo, come chiedono i 5Stelle, i sindacati e forse, fra mille prudenze, persino il Pd. Ribattere che “il Rdc alimenta l’economia sommersa, perché chi lo percepisce senza far niente lo arrotonderà con lavoretti in nero”.

9. Un contraddittore dotato di un minimo di logica replicherà che più uno guadagna e meno è incoraggiato a lavorare in nero: dunque sono più alte le probabilità che lavori in nero chi prende zero euro che chi ne intasca 780 al mese e deve per giunta accettare la terza offerta occupazionale congrua dal Caf, impegnarsi in corsi professionali e lavori utili; e in ogni caso tutti gli strumenti di Welfare vanno indiscriminatamente a chi è davvero povero e a chi è ricco ma non lo dichiara, ma a nessuno è mai venuto in mente di abolire cassa integrazione, sussidio di disoccupazione, sgravi e bonus sanitari, scolastici, universitari ecc. solo perché li percepisce anche chi non ne ha diritto. Qui la replica si fa difficile, ma mai impossibile, almeno in un mondo di bocca buona e stomaco forte come quello dei talk: si potrebbe dire che “i controlli e i paletti imposti dal governo sono troppi, con l’effetto di scoraggiare le domande”. Ma anche, all’occorrenza, sostenere il contrario, cioè che “i controlli e i paletti sono troppo pochi, con l’effetto di aprire le porte a furbetti e delinquenti di tutte le risme”. Buttare lì che, in coda alle Poste, sono stati avvistati un tale Spada che va al mare a Ostia, un cugino dei Casamonica, un ex-br in andropausa, un nababbo con la Panda del 1981, alcuni rom e diversi negri: fa sempre effetto.

10. Il solito rompipalle risponderà che esistono fior di delinquenti con la pensione, la cassintegrazione, la disoccupazione e persino la tessera parlamentare. Basterà interromperlo con un bel “Zitto tu che hai la patta sbottonata”. Se quello insiste a provocare, mostrando la patta abbottonata, tacitarlo col classico “Allora sarà stato tuo padre”.

Sorgente: Manuale da talk – Il Fatto Quotidiano

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