Ma mi faccia il piacere – Il Fatto Quotidiano

In che senso? “Non potremo mai allearci con i 5 Stelle, sarebbe come fare il pedofilo e andare con i bambini” (Silvio Berlusconi, presidente FI, Quarta Repubblica, Rete4, 18.2). Mubarak deve aver finito i nipoti.

Vaglio e Ollio. “Il vaglio di ammissibilità che ho fatto rispetto alla presentazione… la mozione rimane ammissibile perchè lei in questo caso interpreta una contraddizione in termini dell’impegno del governo… che è l’impegno che i presentatori hanno rivolto al governo, ma il vaglio di ammissibilità per me rimane così, anche con la questione della centralità del Parlamento, la sensibilità in questo caso il vaglio rimane vagliato, invariato, chiaramente” (Roberto Fico, M5S, presidente del Senato, rispondendo a un’interrogazione parlamentare in aula, 24.2). La cosa – diceva Totò – non è venuta vagliata.

Totò contro Maciste. “Mi candido per il mio senso di responsabilità, si sta profilando un progetto di egemonia dell’impero cinese che è pericoloso per il mondo” (Berlusconi, 15.2). Lo sconfigge lui da solo, con le nude mani.

L’oroscopo di Fitch. “Fitch: Italia in bilico, Conte cadrà” (La Stampa, 23.2). Ancora nessuna notizia, invece, dell’Ariete e del Sagittario.

É andata male. “Conti pubblici, Italia graziata: ‘Ma rischio di voto anticipato’. Fitch conferma il rating”, “La tregua che annuncia la tempesta” (Repubblica, 23.2). Su, cari patrioti, non fate così: andrà peggio la prossima volta, consolatevi.

La minaccia. “Chiunque vinca le primarie non dovrà temere da parte mia alcuna guerriglia” (Matteo Renzi, senatore Pd, 2.3). Faceva prima a twittare #Nicolastaisereno.

L’augurio. “Martina può andare a cagare domattina” (Matteo Richetti, deputato Pd e sostenitore di Maurizio Martina, messaggio vocale inviato via WhatsApp al suo staff, 24.2). Faceva prima a dire #Mauriziostaisereno.

Decide lui. “Gli arresti domiciliari si fanno al mattino, non all’ora dei tg serali” (Roberto Giachetti, candidato a segretario Pd, La Stampa, 23.2). Se no?

Attenti a quei P2/1. “Penso che la separazione delle carriere dei magistrati sia una strada da perseguire: per un periodo era stata una battaglia del Pd, poi però l’abbiamo abbandonata” (Anna Ascani, deputata Pd, Repubblica, 22.2). Confonde il Pd con la P2.

Attenti a quei P2/2. “Per tempo ho scritto la separazione delle carriere nella nostra mozione. … Non farebbe male a nessuno. Dobbiamo superare la stagione del berlusconismo e dell’antiberlusconismo senza timore di riportare le lancette all’indietro” (Maurizio Martina, candidato a segretario Pd, Repubblica, 23.2). In effetti l’iscrizione di B. alla P2 è del 1978 e il Piano di Rinascita di Licio Gelli è del 1979.

La prima gallina che canta. “Davigo: ‘Le ingiuste detenzioni? Colpevoli che l’hanno fatta franca’. Insorge Forza Italia” (il Giornale, 24.2). A nome dei colpevoli che l’hanno fatta franca.

Meglio mafiosi che gialloverdi. “Se la sola scelta possibile fosse tra un bandito consapevole e un fanatico ignaro di tutto sceglierei, tremando, il bandito” (Corrado Augias su B. e il governo Conte, Repubblica, 23.2). Di nuovo a corto di stallieri?

Er mejo. “Formigoni è stato il miglior governatore di tutte le Regioni” (Berlusconi, 22.2). Fortuna che ne ha governata una sola, sennò gli davano l’ergastolo.

Porte girevoli. “Mi spiace di non poter ricambiare la visita a Formigoni, lui era venuto a trovarmi in prigione” (Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia, condannato per favoreggiamento mafioso, Libero, 24.2). Quella volta l’avevano fatto uscire.

Il Lupetto. “Non voglio che i miei figli vivano nell’Italia dei Di Battista. Qui rischiamo il Sudamerica” (Lupo Rattazzi, nipote di Gianni Agnelli, il Giornale, 26.2). Puoi sempre andare in Svizzera: lo zietto deve aver lasciato qualche spicciolo.

La folgorazione. “La città è governata dagli amici di Lanzalone” (Pinuccia Montanari, ex assessore all’Ambiente di Roma, Corriere della sera, 1.3). Ma tu pensa, se n’è accorta giusto il giorno che se n’è andata per il disastro della sua Ama.

Orologeria israeliana. “Netanyahu incriminato prima delle elezioni: ‘E’ una persecuzione’” (Repubblica, 1.3). Questo dev’essere lo zio di Renzi.

Il titolo della settimana. “Giorgetti vola negli Usa: la Lega sarà garante della stabilità politica. Missione a Washington per vedere i collaboratori di Trump e rassicurare sul ruolo del Carroccio per la tenuta del governo” (La Stampa, 27.2). Zitto zitto, è tornato De Gasperi.

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