L’ultima zingarata – Il Fatto Quotidiano

Fra sabato e domenica una banda di ladri si è introdotta nella villa dell’ex senatore Denis Verdini in località Galluzzo, sulle colline di Firenze, arrampicandosi sul tetto, calandosi fino a una finestra, forzandone la serratura e mettendo a soqquadro la casa. La villa era vuota, diversamente dal week-end precedente, quando aveva ospitato il neo-genero Matteo Salvini in compagnia della sua nuova fidanzata ventiseienne, Francesca Verdini. A scoprire il furto è stata, lunedì mattina, la seconda moglie dell’uomo politico, Simonetta Fossombroni contessa di Arezzo, al suo ritorno in villa dopo il fine settimana. Sul posto sono subito intervenute le volanti della Polizia e gli uomini della Scientifica. Al momento restano da accertare il valore del bottino e l’identità dei malviventi. Il Fatto però è in grado di anticipare alcune delle piste investigative attualmente al vaglio degli inquirenti.

1) Avendo a suo tempo seguito una puntata di Report in cui Verdini si vantava di aver intascato 800 mila euro in nero, senza dichiararli al fisco, perché “è una cosa normalissima, si fa così nella vita”, gli intrusi hanno voluto smentire il celebre adagio: “Non si ruba a casa dei ladri”.

2) Avendo appreso della presenza del ministro dell’Interno e della sua nuova compagna nella villa del Galluzzo nel week-end precedente, i malviventi speravano di incontrarli anche in questo fine-settimana, possibilmente vestiti con i giacconi e le tute della Polizia di Stato, che pare si scambino vicendevolmente durante la notte. E hanno voluto provare l’ebbrezza di derubare, se non i poliziotti veri, almeno quelli finti.

3) Avendo seguito, con comprensibile apprensione, il dibattito parlamentare sulla riforma della legittima difesa, fortemente voluta dal vicepremier Salvini e dal suo partito, i ladri fiorentini hanno voluto essere i primi a inaugurarla, saggiando la prontezza di riflessi del ministro dell’Interno nel difendere a mano armata la figlia e la roba del padrone di casa. Grande è stata la loro delusione quando hanno trovato la villa deserta. L’hanno atteso fino a domenica sera, nella speranza che rientrasse a casa del suocero dopo le bevute al Vinitaly di Verona, possibilmente travestito da agente con pistola d’ordinanza. Ma, accesa la tv e vistolo in diretta da Giletti, hanno perso ogni speranza.

4) L’irruzione in casa Verdini non è opera di ladri professionisti, ma di una combriccola di buontemponi tipo Amici miei, molto giustizialisti e poco avvezzi al principio garantista della presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva.

Hanno scorso il curriculum penale del padrone di casa: 6 anni 10 mesi di carcere in appello per truffa e bancarotta nel crac del Credito cooperativo fiorentino; 1 anno e 3 mesi in primo grado per finanziamento illecito nello scandalo della loggia P3; 2 anni in primo grado per corruzione sugli appalti per la Scuola dei marescialli di Firenze, prescritti in appello; 5 anni e mezzo in primo grado per la bancarotta fraudolenta del Giornale della Toscana; 2 anni chiesti dal pm per truffa e finanziamento illecito nel processo sulla compravendita di un palazzo romano in via della Stamperia. E si son detti: se – Dio non voglia – una sola di quelle condanne diventasse definitiva (è imminente la Cassazione sui 6 anni e 10 mesi in appello per il Ccf), Verdini finirebbe in galera senza neppure scomodare la nuova legge Spazzacorrotti (diversamente da Formigoni, gli mancano tre anni per compierne 70). Poi si sono domandati: ma quante vite dovremmo vivere noi per rubare tutti quei milioni? E si sono risposti: mission impossible. Così sono passati all’azione con una zingarata delle loro, per sperimentare sul campo un’interpretazione estensiva della nuova legittima difesa: se la legge Salvini ora consente di sparare ai ladri “sempre” e basta un “grave turbamento” per giustificare qualsiasi reazione, che succede quando il derubato è – o almeno appare – più ladro di chi lo sta derubando? Quando, cioè, il “grave turbamento” del rapinatore per il curriculum delinquenziale della vittima supera di gran lunga quello della vittima per il pedigree penale del rapinatore? Equità vorrebbe che si comparassero le rispettive refurtive di una vita per stabilire chi sia il meno peggio, cioè chi dei due possa sparare all’altro, indipendentemente da chi gioca in casa e chi in trasferta. Si potrebbe adottare la soluzione calcistica del Var, con la moviola in campo anziché in casa: i due ladri restano fermi immobili con le rispettive pistole puntate l’una contro l’altra e chiamano un arbitro terzo per una stima sommaria delle due carriere criminali, al termine della quale si decide chi ne ha combinate di meno e può crivellare di colpi chi ne ha combinate di più. Dopodiché il meno ladro dei due spara all’altro. E, se tutto va bene, il genero della vittima lo candida alle elezioni europee.
5) L’ultima ipotesi, avanzata dalle solite malelingue e al momento degradata dagli inquirenti al rango di calunnia, è che l’autore del furto in casa Verdini sia lo stesso Verdini, dotato di una insospettabile e acrobatica agilità. Tre i possibili moventi dell’auto-furto. A) L’ex senatore tenta in ogni modo di spaventare i piccioncini Matteo&Francesca per scrollarseli di dosso, visto che da quando si sono messi insieme tendono a imbucarsi nelle sue varie case, per giunta abbigliati con quelle orribili tute della Ps. B) Terrorizzato dall’imminente giudizio in Cassazione, che potrebbe portarlo dentro per 82 mesi, il politico imputato tenta di impietosire e spiazzare la Corte, presentandosi eccezionalmente nei panni della vittima di un furto anziché dell’autore. C) Ogni tanto Verdini si deruba da solo per tenersi in allenamento.

Sorgente: L’ultima zingarata – Il Fatto Quotidiano

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