Liberi tutti – Il Fatto Quotidiano

Partiamo dai numeri, che non sono né di destra né di sinistra, né garantisti né giustizialisti. Ieri mattina risultavano in Italia 101.327 contagiati dal coronavirus (su 60,5 milioni di abitanti) e 13.915 morti per o con coronavirus su 60,5 milioni di abitanti. Nel sottoinsieme della popolazione carceraria, su 57.097 detenuti, si registravano 32 contagiati (di cui 4 ricoverati in ospedale) e 1 morto (in ospedale). Dunque i dati ufficiali (che ignorano i contagiati asintomatici, inconsapevoli e non certificati dal tampone) dicono che il Covid-19 infetta lo 0,16% dei non detenuti e lo 0,05% dei detenuti e uccide (come causa o concausa) lo 0,02% dei non detenuti e lo 0,001% dei detenuti. Anche uno sciocco capisce che: a) oggi stare in carcere è molto più sicuro che stare fuori; b) chi sta fuori rischia il contagio tre volte di più e la morte 20 volte di più di chi sta dentro; c) l’ultima cosa da fare per mettere i detenuti al riparo dal contagio è scarcerarli. Ma, incurante dei numeri e della logica, la compagnia di giro dei sedicenti “garantisti” continua imperterrita a chiedere scarcerazioni di massa con la scusa del coronavirus che – dati alla mano – non c’entra nulla. E addirittura imputa a Bonafede i pochissimi contagi e l’unico morto in carcere (Il Riformista: “I disastri di Bonafede. Volevano il morto in carcere. Eccolo”), nonché le troppo poche scarcerazioni (il solito buttafuori Luigi Manconi, che se la prende pure con me parlando di “morale”, dall’alto della cattedra di ex capo del servizio d’ordine di Lotta continua).

Abbiamo già scritto che la vita dei detenuti vale quanto quella dei non detenuti: dunque se i dati dei contagi intra-carcere si avvicinassero a quelli extra-carcere, sarebbe doveroso adottare misure di clemenza. Ma per ora i dati dicono che la situazione, almeno per i contagi, è sotto controllo: i detenuti contagiati sono in isolamento o in ospedale; gli agenti penitenziari contagiati (145 su 38mila) sono fuori servizio; i colloqui personali con parenti e avvocati sono sospesi e sostituiti con quelli via Skype (6mila facinorosi hanno preso a pretesto quella misura salva-vita per scatenare rivolte con morti, feriti e devastazioni); i “nuovi giunti” vengono sottoposti a pre-triage e trascorrono i primi giorni in quarantena isolata; agenti e amministrativi sono visitati ogni giorno in pre-triage e dotati di mascherine; in base a una norma inserita da Bonafede nel Cura Italia, i semiliberi la sera non rientrano, ma dormono a casa e chi deve scontare un residuo-pena di 18 mesi può farlo a domicilio se ne ha uno (come da legge Alfano FI-Lega-An, ora snellita nelle procedure).

Ma a condizione che: non sia molto pericoloso, non abbia in casa le sue vittime, indossi il braccialetto elettronico (disponibile in circa 5mila esemplari) e non abbia partecipato alle rivolte. Purtroppo molti giudici di sorveglianza si arrogano il potere di concedere i domiciliari e misure alternative anche a chi non ne avrebbe diritto, il che spiega il calo dei detenuti dai 61.235 di fine febbraio agli attuali 57.097. Ma ai fautori del “liberi tutti” non basta ancora e, siccome i dati sul Covid li smentiscono, fanno leva sull’impossibilità, per i detenuti, di rispettare il distanziamento di un metro nelle celle sovraffollate. Altra solenne sciocchezza: la regola del metro di distanza riguarda, per i non detenuti, i luoghi pubblici e non certo le abitazioni private. Altrimenti ogni giorno verrebbe violata dalle centinaia di migliaia di persone stipate in 4 o 5 in monolocali o bilocali; o lavorano nelle terapie intensive affollate di malati, infermieri e medici; o abitano in spazi più ampi, ma fanno vita famigliare e non passano certo le giornate a distanza di sicurezza. Ripetiamo, a scanso di equivoci e a prova di coglioni (che proliferano più del Codiv): la vita di un detenuto vale tanto quella di un non detenuto. Ma non vale di più. A nessuno viene in mente di chiudere gli ospedali e mandare a spasso medici, infermieri e malati perché lì muoiono come le mosche, né di chiudere gli ospizi e mandare a spasso gli anziani perché lì ne muoiono migliaia. Non si vede perché spalancare le carceri e mandare a spasso (o, peggio, a casa) migliaia di detenuti perché ne è morto uno su 57mila. Ieri è uscito ai servizi sociali don Mauro Inzoli, il prete di Cremona condannato a 4 anni e 7 mesi per abusi sessuali su minori, dopo averne scontati meno di 2. Chi vuole il “liberi tutti”, per coerenza, dovrebbe dargli in custodia i suoi figli.

Ps. Johnny Riotta, detto l’Attila dei Direttori per essere riuscito nell’ardua impresa di devastare il Tg1 e il Sole 24 Ore (che si pensavano, prima del suo arrivo, indistruttibili), mi accusa di “militare con Cremlino e Putin”. E così dimostra che, oltre a non saper scrivere, non sa neppure leggere. Io ero anti-Cremlino fin dai tempi in cui i suoi padroni della famiglia Agnelli erano pappa e ciccia col regime sovietico dopo il patto Agnelli-Kruscev del ’66 per lo stabilimento di Togliattigrad. Ed ero anti-Putin quando B. era culo e camicia col presidente russo e Riotta si voltava dall’altra parte, anzi si scorticava le ginocchia intervistandolo e premiando Tremonti come Uomo dell’Anno a nome dell’ignara redazione del Sole. E non diceva una parola quando il suo adorato Matteo R. incontrava Putin promettendo la fine delle sanzioni europee. Quanto a me, ho solo sbertucciato i ridicoli articoletti de La Stampa contro gli aiuti inviati all’Italia dalla Russia, perché a caval donato non si guarda in bocca. Neppure i governi cinese, albanese e cubano sono fari di democrazia, eppure li ringraziamo per gli aiuti. Ma per Johnny vale il motto di La Rochefoucauld: “In questi tempi difficili è opportuno concedere il nostro disprezzo con parsimonia, tanto numerosi sono i bisognosi”.

Sorgente: Liberi tutti – Il Fatto Quotidiano

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