Lesa Mattarellità – Il Fatto Quotidiano

È una settimana che vado a letto presto, nella certezza che all’alba mi piomberanno in casa le teste di cuoio dell’Antiterrorismo. Per precauzione, tengo anche pronto un borsone con pigiama, spazzolino, dentifricio e altre cose utili in caso di arresto. Pare infatti che il pool della Procura di Roma specializzato in eversione internazionale, i servizi segreti, la Dia, la Polizia postale e il Copasir indagano sul gravissimo attentato subìto dal presidente Sergio Mattarella la sera del 27 maggio, quando rimandò a casa il premier incaricato Giuseppe Conte perché minacciava di nominare ministro un noto kamikaze delle Brigate No Euro, l’82enne Paolo Savona, sgradito ai “mercati” e dunque al Presidente. Che annunciò un bel governo tecnico appoggiato da nessuno ma presieduto da Cottarelli. Avendo io criticato fra i primi quella mossa e soprattutto le motivazioni illustrate in tv, e avendo ora appreso dalla libera stampa che chi dissentì su Twitter o su altri media (più o meno social) è un “troll” al soldo di Putin e un attentatore della più alta carica dello Stato, potete ben comprendere il mio stato di angoscia. Moltiplicato da titoloni lievemente più allarmanti di quelli sull’attacco al venezuelano Maduro con droni esplosivi.

Corriere della sera: “Così hanno attaccato il Colle. Usati anche server dall’Estonia. Ipotesi di un’azione coordinata tra esposti e tweet. Indaga l’Antiterrorismo”, “L’attacco al Colle via Twitter. Alcune ‘firme’ del Russiagate dietro i messaggi contro il capo dello Stato”, “Le manovre dei russi sul web e l’attacco coordinato a Mattarella”, “Interventi sulla politica italiana dai troll russi che spinsero Trump”, “Quei poteri digitali occulti. Fabbriche del falso”. La Stampa: “La questione russa in Italia. Interferenze cyber”, “Fake news, si apre il fronte di Facebook: ‘Interferenze russe sul voto del 4 marzo. Nel mirino un account che aveva disinformato sul referendum del 2015 (era il 2016, ma fa niente, ndr)”. Repubblica: “Dalla propaganda di Putin 1500 tweet per Lega e 5Stelle. Lo studio sulla fabbrica dei troll al servizio dell’intelligence russa. Mosca dietro il falso messaggio del figlio di Poletti e gli attacchi agli Usa”, “Una pioggia sui social in arrivo da San Pietroburgo”, “Il Pd nel mirino dei troll russi. Offensiva Twitter pro Lega”. Tutto parte dalla sera del 27 maggio: dopo aver sentito Mattarella aggiornare la Costituzione con la sovranità dei “mercati”, ignota ai più, molti italiani si indignarono e chiesero le sue dimissioni. Intanto, in diretta su Rai1, Di Maio annunciava a qualche milione di telespettatori una richiesta di impeachment.

E pure Salvini attaccava a testa bassa. Il che -pensammo ingenuamente- spiegava il pullulare sul web dell’hashtag “#Mattarelladimettiti”. Invece no. Gli italiani sono così ritardati che, per insorgere contro chi affossa un governo politico di maggioranza per crearne uno tecnico di minoranza, non si contentano dei propri orecchi, delle proteste dei vincitori alle elezioni, delle critiche dei giuristi Carlassare, Onida, Villone, Mattei ecc.: no, hanno bisogno degli anonimi tweet russi, non sappiamo se in cirillico o in italiano. La scoperta – secondo i giornaloni – si deve al sito Usa Fivethirtyeight, che han setacciato 2 dei 3 milioni di tweet studiati dal procuratore del Russiagate, Robert Mueller. E hanno svelato cose sconvolgenti: tipo che dal 2012 al 2018 la putiniana Internet Research Agency (Ira) di San Pietroburgo ha inondato l’Italia con la bellezza di 1500 tweet (quasi tutti ritweet): addirittura mezzo al giorno (0,6, per la precisione), in un mondo che ne sforna 150 miliardi all’anno. Roba forte, in grado di spostare milioni di voti, falsare il referendum 2016 e le elezioni 2018, e naturalmente abbattere Mattarella. Infatti – scrive Federico Fubini sul Corriere – è il 27 maggio che “lo slogan Mattarelladimettiti conobbe una diffusione esponenziale, esplosiva”. Non perché Mattarella la fece fuori dal vaso, ma perché “l’operazione fu coordinata con cura” con “snodi digitali anonimi”: come “la figura chiave Elena7617349”,una tipa “molto abile” e soprattutto astuta, che “a volte scrive in inglese e si finge americana” (furba lei), “altre volte però è italianissima: chiama Barack Obama ‘negher’” (dev’essere la sorella del Napalm51 di Crozza). Ma ci sono anche “profili vicini alla Lega come @Lisa DaCa o ammiratori di Grillo come @taxistalobbysta”. E ho detto tutto.

Ora capirete perché attendo impaziente l’arresto, o almeno la perquisizione dell’Antiterrorismo: anziché su Twitter, il 29 maggio criticai Mattarella su Rai3, senza sapere di essere un troll telecomandato dalla Russia con furore. Ora però un po’ mi rincuora apprendere che la ricerca Usa rilanciata dai giornaloni fino a innescare l’inchiesta della Procura non fa cenni a troll russi anti-Mattarella. Infatti, sotto il titolo “Le manovre dei russi sul web e l’attacco coordinato a Mattarella”, lo stesso Fubini deve ammettere che “è impossibile sapere se i troll russi abbiano avuto un ruolo anche nell’alimentare l’ultima campagna contro il capo dello Stato”. Ah sì? E allora di che parliamo? Boh. Ieri poi, en passant, il Messaggero dava per “abbandonata la pista russa”, a vantaggio di quella milanese. Da Mosca a viale Moscova. Bastava leggere Wired per scoprire che i tweet russi per l’Italia sono 4 in tutto, di cui uno pubblica foto di Claudia Cardinale e uno esalta Che Guevara. Infatti, sull’entità del terrificante cyber – attacco al Colle, si registra una certa disunione fra i segugi nostrani: “oltre 300 account nati in una notte”, “360 troll anti-Mattarella” (Repubblica), “400 profili creati nella notte”, “almeno una ventina di account su Twitter” (Corriere), “quegli 8 account italiani mascherati in un sistema che ha la regia in Russia” (Stampa). Cifre varie, ma modiche, si direbbe. Non però per il direttore della Stampa Maurizio Molinari, allarmatissimo per “un’operazione di interferenza nella vita politica italiana che segue binari paralleli: l’indebolimento della credibilità delle istituzioni della Repubblica e il sostegno alla reputazione del Cremlino”. E, “come se ciò non bastasse, c’è anche… almeno un viaggio in Italia di Michael Cohen, l’avvocato di Trump, nel luglio 2016, e possibili transazioni sospette attraverso la filiale cipriota di una banca internazionale con sedi in Russia e in Tanzania”. Non so se mi spiego. “Non a caso un alto responsabile dell’attuale governo” (un troll anonimo?) paventa “danni tali da far impallidire l’attacco terroristico all’America avvenuto l’11 settembre del 2001”. Perbacco.

In attesa delle prove, i pm capitolini indagano contro ignoti (i temibili troll anonimi) per sostituzione di persona (casomai scoprissero chi si è sostituito a chi), vilipendio al capo dello Stato e attentato alla sua libertà: roba da 20-25 anni di galera. Il tutto perché il 27 maggio qualcuno twittò e qualcun altro ritwittò che Mattarella doveva dimettersi (cosa che non è ancora reato), o sbagliava (cosa di cui si rese conto lo stesso Presidente, forse anche grazie alle critiche, benedicendo poi il governo Conte con Savona ministro). A quella campagna magari si associò qualche addetto alla propaganda russa, che esiste legittimamente da che mondo è mondo, come quella americana, francese, tedesca, inglese, forse persino italiana. Con una tecnica, quella del mail bombing, usata in tutto il mondo, anche dal Pd di Renzi (vedi i falsi account di finti terremotati che esultavano per il ritorno a casa e poi sparivano da Twitter). Ma evidentemente l’ordinaria amministrazione, se c’è di mezzo il Quirinale, diventa lesa maestà da ergastolo. Al punto che il Colle non smentisce il Corriere quando scrive che “lo staff” del Presidente ha “messo insieme un dossier che si somma ad altri fascicoli di analogo ‘interesse sensibile’ e noti da almeno un paio d’anni. Per esempio quello, gonfio di pagine, di ‘Byoblu’, canale… ultrasovranista gestito dal blogger Claudio Messora”. Il Quirinale raccoglie dossier su giornalisti e blogger dissenzienti? Impossibile. L’unica spiegazione è che l’assalto al Colle abbia avuto successo, Mattarella sia già stato deposto e al suo posto troneggi Vladimir Putin.
Ps. Io, fra l’altro, dovrei andare in ferie e attendo lumi dall’Antiterrorismo. Che faccio: aspetto il blitz o parto?

Sorgente: Lesa Mattarellità – Il Fatto Quotidiano

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