La Grande Colazione – Il Fatto Quotidiano

L’ha notato anche il ragionier Cerasa sul Foglio, quindi non è detto che sia vero. Ma è un tema interessante: ma se il Pd, finiti i popcorn e persi altri voti, comuni e regioni, scendesse dall’Aventino per impalmare la Lega? Noi, ingenui, ripetiamo da anni che l’unica alternativa a questa destraccia è un contratto di governo fra i 5Stelle e un centrosinistra totalmente rinnovato. Ma di questo passo finiremo col rassegnarci: “centrosinistra rinnovato” è un ossimoro, come acqua asciutta, ghiaccio bollente, Tav utile, Berlusconi onesto. In compenso, a furia di riciclare vecchie pantegane e vecchissime pratiche, il Pd sta diventando il partner perfetto per l’altro partito stravecchio e ultrastagionato: la Lega. Se non ci fosse di mezzo l’immigrazione, più per i toni e le parole di Salvini che per le sue politiche concrete (molto simili a quelle di Minniti, governo Gentiloni) probabilmente saremmo già alle pubblicazioni di matrimonio. Guardiamo ai fatti, cioè a quel che accade ogni giorno in Parlamento. La Lega vota l’emendamento Pd che regala altri 3milioni di soldi nostri a quella macchina tritamilioni chiamata Radio Radicale: un’azienda privata, appartenente in parte a un partito estinto e in parte a un gruppo della grande distribuzione, che dalla notte dei tempi succhia allo Stato, grazie ai governi di destra, centro e sinistra, una media di 14 milioni all’anno e se la mena pure da “liberale, liberista, libertaria” e – le pazze risate – “anti-regime”. Di punto in bianco, sui giornaloni e pure sui giornalini “de sinistra”, Salvini smette di essere quel mostro fascista-nazista-razzista-xenofobo e diventa il salvatore della libertà e del pluralismo dell’informazione.

Quando ci sono di mezzo gli affari, specie se a spese nostre, non c’è più destra né sinistra: ci si siede a tavola tutti insieme appassionatamente, e si mangia a quattro ganasce. Talvolta la grande coalizione Lega-Pd si sposta dal desco alla piazza. È accaduto a Torino con le marcette delle madamine e dei loro mandanti per il Tav: lì i compagni Chiamparino (parlandone da vivo), Fassino e Martina non hanno avuto remore a sfilare a braccetto con i capatàz salviniani, fino al punto di invitare il (non più) fascista Matteo a votare la loro mozione pro Tav in Parlamento. La scena si ripete per i mega-affari degli inceneritori, del Tap, del Terzo Valico, delle trivelle petrolifere, delle concessioni autostradali (difesa strenua di Atlantia-Benetton, ci mancherebbe), così magari ci scappa qualche finanziamento. Ma almeno Salvini, diversamente da Zinga&C., evita di travestirsi da Greta Thunberg. E le grandi navi a Venezia?

Ora pare che ce le abbia mandate Toninelli, ma sono un altro lascito dei governi di destra e sinistra e del Veneto forza-leghista. L’“autonomia differenziata”, cioè la norma incostituzionale per la secessione del Nord dal resto d’Italia, l’hanno innescata due regioni targate Lega (Lombardia e Veneto) e due targate Pd (Emilia Romagna e Piemonte). Sull’Anticorruzione e sul nuovo reato di voto di scambio, la Lega ha votato a favore per obbedienza al Contratto, ma con mille distinguo e mal di pancia, visto che la pensa come il Pd, che ha votato contro. Ora la Lega vuole limitare le intercettazioni e imbavagliare la stampa che le pubblica, esattamente come aveva fatto il Pd col famigerato decreto Orlando cancellato da Bonafede. Lo stesso vale per l’ultima trovata della Bongiorno, in perfetta linea con le vecchie scemenze forza-piddine su taglio dei tempi per le indagini. Politiche sociali: Pd e Lega combattono il dl Dignità, il reddito di cittadinanza, il riposo domenicale degli ipermercati e prossimamente il salario minimo (in perfetta simbiosi con Confindustria e, paradossalmente, anche con i sindacati). Come dice Cacciari: “A furia di spostarsi al centro, il Pd è prigioniero del centro storico”. Politica estera: i 5Stelle spingono per il disimpegno dalla guerra in Afghanistan, dall’acquisto di F35 e dall’export di armamenti ai paesi arabi, mentre Lega e Pd non ne vogliono sapere, avendo fatto parte dei governi che hanno attivato quelle politiche. Sul Venezuela, il Pd e Salvini si schierano all’unisono con il golpista Guaidó contro il dittatore Maduro, i 5Stelle (e per fortuna il governo Conte) restano neutrali. Sulla Via della Seta, che tanto dolore dà agli americani, la Lega era partita in tromba quand’era amica di Putin; poi Salvini e Giorgetti hanno capito che era meglio tornare fra le braccia degli yankee (altrimenti col cavolo che si governa tranquilli), e allora oplà, mille distinguo sulla Cina, in perfetta simbiosi col Pd, che finge di detestare Trump, ma quando Washington chiama torna precipitosamente a cuccia.
Quindi sì, siamo stati troppo ingenui a pensare che il Pd potesse rinnovarsi e fosse sincero quando scriveva certe cose nei suoi programmi, così da diventare un partner per i 5Stelle appetibile e compatibile. I fatti s’incaricano ogni giorno di dimostrare che i programmi sono esche per gonzi, così come i finti propositi di rinnovamento e le finte battaglie contro il “nuovo fascismo”. C’è chi si tiene gli Arata, chi si tiene i Lotti e, appena in Sicilia i Miccichè entrano in rotta di collisione con Salvini, c’è subito il Pd pronto ad accordarsi per un pugno di voti. Il Pd che, a ogni vittoria di Salvini sui 5Stelle, non riesce a trattenere l’esultanza, confessando così qual è il suo nemico principale, anzi unico. A questo punto, se cade il governo Conte, non si vede perché tornare a votare. Un’alternativa c’è, già in questa legislatura: un governo Salvini con l’appoggio esterno del Pd sulle questioni di fondo (esclusi i barconi dei migranti, peraltro ridotti al lumicino, e il futuro dell’Europa, che peraltro non dipende dall’Italia). Se non si farà, sarà solo perché Salvini non vuole.

Sorgente: La Grande Colazione – Il Fatto Quotidiano

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