La bad company – Il Fatto Quotidiano

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Lamentarsi per la lentezza della giustizia italiana porta male. Appena lo fece Renzi, gli arrestarono i genitori. Appena l’ha fatto Salvini, gli hanno arrestato Paolo Arata, ex deputato di FI e poi consulente della Lega per l’energia, insieme al figlio Francesco per corruzione, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni. Beni non di uno qualunque, ma dell’“imprenditore dell’eolico” Vito Nicastri, trapanese, detenuto con una richiesta di condanna a 12 anni perché considerato il finanziatore della latitanza di un altro Matteo: Messina Denaro. Da mesi Arata padre e figlio sono indagati dalla Dda di Palermo per un giro di mazzette alla Regione siciliana per favorire Nicastri e se stessi a ottenere autorizzazioni per i loro comuni affari nell’eolico e nel bio-metano; ma anche a Roma per una presunta tangente di 30 mila euro all’ex sottosegretario leghista Armando Siri, in cambio di un emendamento che avrebbe dovuto “sanare” ex post certe licenze chieste in ritardo per far accedere le loro società agli incentivi pubblici sulle energie rinnovabili, e che fu bloccato da vari niet dei 5Stelle. Così come la sua nomina, caldeggiata da Salvini, a presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), cioè controllore di se stesso. Intanto, a marzo, il sottosegretario Giorgetti assumeva l’altro figlio di Arata (Federico, architetto e trait d’union tra Salvini e il para-guru Steve Bannon) come consulente economico a Palazzo Chigi.

Arata risponderà ai giudici del suo riciclaggio. E Salvini deve rispondere all’opinione pubblica di un altro tipo di riciclaggio, non penale ma politico e moralmente ancor più grave: quello di un pezzo maleodorante di Forza Italia saltato sul carro della Lega senza incontrarvi alcun ostacolo. Arata è un ex deputato di FI (dal ’94 al ’96) che si butta nel business delle energie alternative, gran mangiatoia di fondi statali, regionali ed europei, controllata in Sicilia da Cosa Nostra. E diventa il prestanome dell’affarista colluso Nicastri, che non può più operare in prima persona dopo un arresto e un sequestro da 1,3 miliardi. Con la vecchia politica siciliana e berlusconiana Arata ha ottimi rapporti: l’inchiesta cita interventi in suo favore dell’ex Dc Calogero Mannino, del forzista Gianfranco Miccichè e di Alberto Dell’Utri (gemello di Marcello, pregiudicato per mafia). Ma gli servono nuovi referenti politici al governo e li individua nella Lega. Che riesce a penetrare come la lama calda nel burro. Perciò è ancor più urgente che il vicepremier e soprattutto ministro dell’Interno chiarisca i suoi rapporti con gli Arata. Anche prima di andare in Antimafia.

Rispondendo alle domande che da aprile, dal caso Siri, gli rivolgiamo senza ottenere risposta. Da allora Salvini ha rilasciato decine di interviste a giornali, tv e talk show, ma nessuno gli ha mai posto quegli interrogativi. Ora, se vuole evitare un voto di sfiducia per le ombre che l’arresto di Arata allunga sul suo ruolo di responsabile dell’ordine pubblico, dovrà decidersi a parlare.
1. Chi e quando gli presentò Arata? E come arrivò Arata alla Lega, trasformandola nella bad company di Forza Italia?
2. Arata padre possiede varie società nel settore energia e questo, diversamente dai rapporti con Nicastri, lo sapevano tutti: bastava una ricerca su Google o una visura. Perché, malgrado il mega-conflitto d’interessi, Salvini lo fece parlare al convegno programmatico di Piacenza (dove peraltro lo stesso Arata si presentò come “piccolo imprenditore dell’energia rinnovabile e dell’eolico”) e nel 2018 gli fece scrivere il programma leghista sull’energia e lo propose all’Arera?
3. Salvini sostiene di aver “incontrato Arata soltanto una volta”. E in un’intervista a la Verità spiega dove: “È venuto una volta a un nostro convegno a parlare di energia. Ha fatto una bella lezione. Non ci siamo più parlati”. Ma, in quel convegno programmatico a Piacenza il 16 luglio 2017, Arata parlava già da capo leghista, col “noi” maiestatico: “Dobbiamo mettere i nostri uomini nei posti giusti”. E Salvini non se ne stupì più di tanto, anzi rilanciò il suo discorso con tre tweet con l’hashtag “Facciamosquadra”. Se davvero l’aveva appena conosciuto quello stesso giorno, chi l’aveva invitato e inserito nel programma del convegno? E chi l’aveva autorizzato a parlare a nome del partito?
4. Se, da allora, Salvini non gli ha mai più parlato, chi incaricò Arata di scrivere il programma energetico della Lega? E come saltò in mente a Salvini di proporre uno che aveva intravisto una volta come capo dell’Authority sull’energia? E come mai fu proprio Arata a sponsorizzare Siri a sottosegretario ai Trasporti e fu prontamente accontentato?
5. In un anno di governo, Arata&famiglia hanno beneficiato di una serie impressionante di favori dalla Lega: il convegno, il programma, la nomina di Siri malgrado il patteggiamento per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta di beni al fisco, la candidatura all’Arera (stoppata da Di Maio), l’emendamento di Siri pro Arata&Nicastri (proposto più volte a vari ministeri e in vari provvedimenti, e stoppato da Di Maio e dai suoi uffici, poi dai 5Stelle Fraccaro, Costa, Castelli e Crippa), l’ingaggio del figlio alla corte di Giorgetti, la difesa a oltranza di Siri indagato prima della cacciata dal governo per mano di Conte e Di Maio. Il che ha fatto sospettare a molti che la Lega non possa scaricare Arata. Cosa deve la Lega a quella famiglia? Salvini può garantire che mai gli Arata hanno finanziato o aiutato la Lega?
6. Non pensa Salvini di dover chiedere scusa agli italiani (elettori leghisti inclusi) per quelle scelte sciagurate e ringraziare Conte, Di Maio e i 5Stelle per aver impedito che il sistema Arata inquinasse il governo e le istituzioni?

Sorgente: La bad company – Il Fatto Quotidiano

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