Il porto dei veleni – Il Fatto Quotidiano

Come avrete capito, se siete riusciti a non perdervi nella giungla di magistrati, correnti, indagati, indagatori, dossieranti e dossierati, è in corso una guerra all’ultimo veleno per la poltrona di capo della Procura di Roma. È appena andato in pensione il potente Giuseppe Pignatone, già procuratore aggiunto a Palermo e capo a Reggio Calabria. E la commissione Incarichi direttivi del Csm ha votato sui tre candidati più accreditati alla successione: il Pg di Firenze Marcello Viola, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo e il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi. Viola ha avuto 4 voti, Creazzo e Lo Voi 1 a testa. Ora deve votare il Plenum. Viola e Lo Voi sono iscritti alla corrente conservatrice di Magistratura Indipendente, che sostiene il primo, mentre paradossalmente i progressisti di Area appoggiano Lo Voi. Creazzo è della corrente centrista Unicost. L’allungo di Viola si deve al sostegno di Autonomia e Indipendenza (la corrente di Davigo) e dei laici M5S e Lega. Pignatone gradirebbe il suo amico Lo Voi, e pure Mattarella, che del Csm è il presidente. Ma le Procure non sono dinastie ereditarie, dunque la commissione del Csm ha deciso altrimenti. E subito s’è scatenato il fuoco incrociato dei dossier (fra magistrati: i politici, in tutto ciò, sono spettatori) per screditare sia gli amici sia gli avversari di Viola. Senza che nessuno si periti di far sapere perché Viola sarebbe il procuratore sbagliato e gli altri due quelli giusti.

Eppure Viola , già pm antimafia a Palermo, poi procuratore a Trapani, infine Pg a Firenze, non ha mai dato adito a scandali: tutti lo descrivono come un serio e onesto lavoratore. Di Creazzo invece s’è parlato di recente per un’inchiesta a Genova sulla presunta gestione “morbida” delle indagini della sua Procura sui concorsi universitari truccati. Quanto a Lo Voi, ancora grida vendetta la sua nomina a procuratore di Palermo, quando il Csm calpestò le proprie regole interne per scavalcare i più titolati Lo Forte e Lari (ritenuti pericolosi perchè troppo inclini a indagare sulle trattative Stato-mafia e i mandanti esterni delle stragi), obbedire alle interferenze di re Giorgio e premiare Lo Voi anche perché veniva da Eurojust, incarico fuori ruolo, cioè di nomina politica, anzi governativa (e del governo Berlusconi!), che avrebbe dovuto costituire un punto a suo sfavore, non certo a suo favore. È lo stesso Lo Voi che a gennaio sedeva alla cena dei lobbisti con Boschi&Salvini. Credendo di far cosa gradita, Repubblica racconta che Lo Voi garantirebbe “continuità” col “metodo Pignatone”, tutt’altro che immune da ombre, da Palermo a Roma.

Basti pensare all’inchiesta Consip, trasformata in un’inchiesta sull’inchiesta e su chi la conduceva a Napoli (il pm Woodcock, indagato e poi archiviato; il cap. Scafarto, indagato e rimosso dall’Arma, poi reintegrato dalla Cassazione), con indagini piuttosto lacunose sul filone principale (cosa contenga il cellulare di Tiziano Renzi non lo sapremo mai, perché non è stato sequestrato). Ma anche alla sconcertante non-indagine sulla soffiata di Renzi a De Benedetti a proposito del decreto banche popolari, che consentì all’Ingegnere di guadagnare in Borsa 600 mila euro e non portò all’iscrizione sul registro degli indagati né dell’allora premier né del finanziere-editore, ma soltanto dell’anello incolpevole della catena (il broker). Una non-indagine che ha incrementato la simpatia del gruppo CdB per il mega-procuratore, dipinto addirittura come erede di Falcone, in barba alle parole durissime che il giudice assassinato gli riservò nei suoi diari.

Ora si scopre che un pm romano ha presentato un esposto a Perugia su presunti conflitti d’interessi di Pignatone e dell’aggiunto Ielo per incarichi professionali assegnati ai rispettivi fratelli da soggetti interessati a indagini, e ne ha parlato col pm romano Luca Palamara, capo della maggior corrente togata, Unicost. Il quale è indagato per corruzione a Perugia per presunti regali ricevuti da un imprenditore e per una presunta tangente incassata per far trasferire dal Csm (nel 2017, cioè nella precedente consiliatura) il procuratore di Siracusa a Gela e assicurare una gestione “amica” delle indagini sull’Eni. Trasferimento, pare, bloccato da Mattarella in persona. Non solo: per aver informato Palamara delle indagini a Perugia, è anche indagato un membro del Csm, pure lui di Unicost. Tutto ciò getta altra luce sinistra sia su quel covo di vipere che è tornata a essere negli ultimi anni la Procura di Roma (con buona pace di chi auspica “continuità”) sia su quel mercato delle vacche che è da sempre il Csm. È fin troppo ovvio che chi ha commesso reati va severamente punito. Quanto ai giochi correntizi al Csm, da sempre scriviamo che l’unico antidoto è il sorteggio dei componenti togati, previa abolizione dei membri laici (quelli scelti dai partiti). Altrimenti è inutile indignarsi per questa o quella nomina, visto che i togati vengono eletti per liste, cioè per correnti, che poi pesano su ogni nomina. Fra l’altro, l’anti-pignatoniano Palamara guida Unicost, la stessa corrente di Pignatone che se n’è giovato quando correva per Reggio e poi per Roma, come quasi tutti i capi di procure e tribunali (è la corrente più numerosa e influente). E Unicost, con i 4 voti ottenuti da Viola, non c’entra nulla, perché il suo consigliere ha votato Creazzo. Dunque, non si comprende per quale strano motivo le indagini su Palamara&C. dovrebbero sbarrare la strada a Viola. A meno che qualcuno non dimostri che Viola è un mascalzone. Ma questo i suoi nemici, al Csm e nei giornaloni, si sono scordati di dimostrarlo. Eppure è il punto fondamentale: a prescindere da chi appoggia o lo osteggia, perché mai Viola non può fare il procuratore di Roma?

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