Il Fuorista – Il Fatto Quotidiano

Alessandro Di Battista è un politico anomalo, e questo non è un difetto: è un pregio. Chi lo conosce davvero e non va dietro alla black propaganda sa che crede in ciò che dice, e ciò che dice non dipende dalla sete di poltrone. Poteva ottenere quelle che voleva e ha rinunciato a tutte. Ieri ha scritto un post con critiche in parte fondate al governo giallo-rosa (che però ignorano i primi cambiamenti del Pd e del fronte europeo). Ma con una frase sbagliata: “da fuori si vedono le cose in modo più limpido”. Eh no: chi sta “fuori” può snobbare alcuni dettagli che chi sta “dentro” deve considerare. 1) I 5Stelle sono arrivati primi alle elezioni, hanno un parlamentare su tre (condizione difficilmente ripetibile), dunque hanno il diritto e il dovere di governare con chi accetta gran parte del loro programma. 2) La svolta pro alleanze (o “contratti”) fu decisa dal vertice M5S, Di Battista incluso, dopo il ritorno al proporzionale e prima del voto del 2018, e approvata plebiscitariamente dagli iscritti. 3) Un anno fa il M5S, col consenso di Di Battista, propose un contratto al Pd, allora sì renziano, che rifiutò; Salvini invece lo firmò e poi lo tradì ben prima dell’8 agosto; a quel punto il Pd di Zingaretti, a trazione non più renziana ma su istigazione di Renzi, cambiò idea e accettò un governo col premier Conte indicato dal M5S e un programma (per quanto vago) che ingloba tutti e 20 i loro punti. 4) Le alternative al Conte 2 erano due: a) il ritorno dei 5Stelle con Salvini, che li avrebbe spaccati, staccati da Grillo e Conte ed esposti al ridicolo e all’ennesimo tradimento; b) le elezioni chieste da Salvini per governare con “pieni poteri” e cancellare le buone riforme targate M5S. 5) Il Conte 2 è stato plebiscitato dal 79,6% degli iscritti.

Di Battista scrive di essere “sempre stato contrario a un governo col Pd”: quindi lo era anche nel 2018, quando il M5S propose un governo al Pd renziano? E perché non lo disse? Se invece quel “sempre” è limitato all’ultimo mese, perché dare tanto peso al partitucolo di Renzi, che un anno fa era il padrone del Pd? Cosa sia il Pd lo sappiamo da sempre e l’ha confermato il voto salva-Sozzani. Ma, in un sistema proporzionale e tripolare, o si sceglie il male minore, o si guardano governare gli altri coi popcorn in mano. E il male minore, per il M5S, non è forse un governo Conte con ministri M5S agli Esteri, alla Giustizia, al Lavoro, all’Ambiente, al Mise, alla PA, all’Innovazione, all’Istruzione e allo Sport? Chi sta “fuori” dovrebbe dire non solo cosa non farebbe, ma anche cosa farebbe al posto di chi sta “dentro”. Altrimenti continuerà a sognare un monocolore 5 Stelle e poi si sveglierà con un bel tricolore Salvini-Meloni-Berlusconi.

Sorgente: Il Fuorista – Il Fatto Quotidiano

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