Il Banal Grande – Il Fatto Quotidiano

Ogni volta che Mattarella fa il discorso di Capodanno, penso a Brian di Nazareth, il film dei Monty Python. E sospetto che ci prenda anche lui tutti quanti in giro. Il messaggio di San Silvestro è un genere letterario a sè. Dopo Cossiga, è raro che contenga qualcosa di originale. Eppure ogni anno attira più anticipazioni dei libri di Vespa. E, appena finito, tutti i politici plaudono a prescindere, tranne Salvini che dissente di default. Su siti e quotidiani si mobilitano schiere di turiferari rapiti da cotanto genio: quirinalisti, esegeti, interpreti, traduttori, lettori tra le righe e in trasparenza, esperti del linguaggio dei segni, del corpo e del sopracciglio, retroscenisti, politologi, paleontologi, grafologi, filosofi, semiologi, decrittatori e teologi alla ricerca dei messaggi nascosti, impliciti e cifrati che il presidente voleva lanciare ma non poteva esplicitare. E qui entra in scena Brian di Nazareth, che prova a ripetere le parabole di Gesù, ma nessuno lo prende sul serio: “Contemplate gli uccelli nei campi”. “Quali uccelli?”. “Tutti”. “E perché?”. “Beh, ce l’hanno loro un lavoro?”. “E perchè dovrebbero averne uno? Ma che è ubriaco, quello? Boh, dice che gli uccelli sono scrocconi”. “Ah, no, ecco, il punto è che gli uccelli se la cavano benone, no?”. “E allora? buon pro gli faccia, no?”. “Certo, e voi siete molto più importanti di loro: allora di che cosa vi preoccupate? Chiaro, no?”. “Io voglio solo sapere perché ce l’hai con gli uccelli”. “Ma non ce l’ho per niente con gli uccelli! Contemplate i gigli, allora”. “Mo’ se la prende pure coi fiori”. “Sentite: un uomo diede dei talenti ai suoi due servitori”. “E come si chiamavano?”. ”Boh”. “Ma come non lo sai?!”. “Ok, si chiamavano Simone e Adriano. Dunque…”. “Ma non avevi detto che non lo sapevi? Questo si sta inventando tutto. Falla finita!”. Tutti fanno per andarsene, allora lui inizia a improvvisare banalità e assurdità. E subito lo scambiano per il Messia.

“Aspettate! Dove andate? Sentite questa: beati coloro che non disegnano il bue al Ticino, perché solo così sederanno sul tondo”. “Dove?”. “Solamente a loro sarà dato…”. “Che cosa?”. “Ah, niente”. “Cosa stavi per dire?”. “Niente”. “Come no? Tu stavi per dire qualcosa!”. “Niente, avevo finito”. “Non è vero! Cos’è che non ci vuole dire? È un segreto? Ti prego, diccelo! Qual è il segreto della vita eterna?”. “Se sapessi il segreto della vita eterna, mica lo direi”. “Dillo solo a me, ti prego! No, dillo a noi. Siamo arrivati prima! Maestro, ti prego, dicci qualcosa!”. Brian se ne va, lasciando lì una zucca vuota. E la folla: “Questa è la sua zucca! La porteremo noi per te, Maestro! Maestro?”. “Se n’è andato! È volato in cielo! Lassù!”. “Ma no, eccolo là. Maestro! Torna indietro!”.

I fanatici trovano una ciabatta e iniziano a venerare pure quella. “Ci ha dato un segno!”. “Seguiamo tutti il suo esempio! Teniamo una scarpa in mano e lasciamoci l’altra al piede, perché questo è il suo segno… Ma no, buttate via le scarpe e seguiamo la Sacra Zucca di Gerusalemme! No, tenete in mano il sandalo, come lui ci ordina!… Prendiamo le scarpe e seguiamolo, scarpieri!… Seguite la zucca, zuccari!… Maestro, ecco la tua scarpa e la tua zucca. Dicci qualcosa!”. “Andatevene!”. “Ci ha benedetto!! E come dobbiamo andare via, Maestro?”. “Ma che ne so? Basta che ve ne andiate”. Uno trova delle bacche in un cespuglio di ginepro e grida al miracolo:

“È lui il Messia!”. “Mi ha anche pestato un piede!… Pesta un piede anche a noi, Signore!”. “Non sono il Messia!”. “No no, tu sei il Messia, me ne intendo. Ne ho seguiti parecchi”. “Non lo sono, lo giuro su Dio!”. “Solo il vero Messia nega la sua divinità!”. “Ma state cercando di incastrarmi! E va bene, allora sono il Messia”. “È il Messia!”. “Andate a fare in culo!”. “Quale via ci consigli, o Signore?”.

Ecco: Mattarella, ispirato da Brian, ha architettato una beffa ai suoi leccatori. Un pezzo del discorso l’ha copiato da quelli degli anni scorsi, per vedere se qualcuno l’avrebbe smascherato. Ma niente, nessuno ha osato. Un altro pezzo l’ha plagiato dai messaggi programmatici peace and love di Miss Italia: la pace nel mondo, un anno d’amore, un futuro migliore. Ma nessuno l’ha notato. Poi ha dato fondo al catalogo delle ovvietà (gli anni 20, i giovani e gli anziani, le famiglie e i poveri, il divario Nord-Sud, il lavoro bello, la disoccupazione brutta, il clima che cambia così così). Dei buoni sentimenti (fiducia, speranza, solidarietà, coesione, libertà, responsabilità, dialogo, accoglienza, competenza, senso civico e altruismo: belli; incompetenze, faziosità, falsità, aggressività, prepotenza, meschinità, lacerazioni, inimicizie, contrapposizioni, truffe, violenze, alluvioni, incendi e terrorismo: brutti; papa Francesco: grazie). E dei luoghi comuni (il Bel Paese, italiani brava gente, popolo di eroi, santi, poeti, artisti e navigatori, anche nello spazio). I suoi collaboratori avevano obiettato che in 16 minuti e rotti di discorso almeno una cosa doveva dirla. Ma lui era stato irremovibile: “No, quest’anno mi tengo sul sottovuoto spinto, voglio proprio vedere se quelli deporranno i turiboli e la smetteranno di leccarmi”. Ma quelli sono riusciti a intravedere in quel nulla cosmico ficcanti messaggi cifrati a Salvini e altri politici. A lodare la nuova mirabile “location”: una piazza d’armi marmoreo-obitoriale ingentilita da un inquietante busto in marmo bianco, una fioriera, due alberi di Natale, due bandiere e un maxischermo con l’Italia vista dalla Luna (citazione subliminale di Starman di David Bowie,Ad Astra con Brad Pitt e Totò nella luna). A gridare al miracolo di AstroSergio che parla con Parmitano sulla navicella spaziale. A magnificare il “record di share” (bella forza: era a reti unificate). Ora, dal tradizionale riserbo quirinalizio, trapela un certo scoramento: Sergio di Nazareth non sa più che fare per smentire di essere il Messia.

Sorgente: Il Banal Grande – Il Fatto Quotidiano

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