I Legnanesi – Il Fatto Quotidiano

C’era una volta la Lega Nord di Umberto Bossi, che sguainava lo spadone (duro anche quello) di Alberto da Giussano: l’eroe che, secondo la leggenda, nel 1176 avrebbe guidato le truppe padane alla vittoria di Legnano contro Federico Barbarossa. Un personaggio mai esistito, come del resto il Dio Po, la Padania, le Cinque Macroregioni, la Devolution, il Federalismo, la Secessione e le altre supercazzole che tennero in vita per tre lustri un partito in origine fondamentale per scardinare il regime della Prima Repubblica, sostenere il pool Mani Pulite e rovesciare il primo governo B., ma irrimediabilmente defunto con l’ingresso dell’Italia nell’euro (1998) e il ritorno di Bossi a Canossa, anzi ad Arcore. L’epitaffio al Carroccio, quello vero, lo scrissero B. e il fido Agostino Saccà, direttore di Raifiction, in una telefonata intercettata nel 2007, a proposito di certe squinzie da sistemare e della mitica serie Barbarossa da produrre a maggior gloria di quel che restava dell’Umberto.

Berlusconi: “C’è Bossi che mi sta facendo una testa tanta con questo cavolo di fiction di Barbarossa”. Saccà: “Barbarossa è a posto per quello che riguarda Rai Fiction, cioè in qualunque momento…”. B.: “Allora mi fai una cortesia? Puoi chiamare la loro soldatessa che hanno dentro il consiglio (Giovanna Bianchi Clerici, membro del Cda Rai in quota Lega, ndr)?”. Saccà: “Sì”. B.: “Dicendogli testualmente che io t’ho chiamato… e tu mi hai dato garanzia che è a posto”. Saccà: “Sì, sì, tutto a posto”. B.: “Chiamala, perchè ieri sera…”. Saccà: “La chiamo subito, Presidente!”. B.: “…a cena con lei e con Bossi, Bossi mi ha detto: ma insomma… di qui di là… Ecco, se tu potevi fare ‘sta roba… mi faresti una cortesia”. Saccà: “Allora diciamola tutta, presidente… Intanto il signor regista ha fatto un errore madornale, perché un mese fa ha dato… un’intervista alla Padania, dicendo che aveva parlato con Bossi e che era… tutto a posto… bla bla bla”. B: “Chi è il regista?”. Saccà: “Martinelli, che è un bravo regista, però è uno stupido, un ingenuo, un cretino proprio”. B.: “Uhm”. Saccà: “Un cretino, mi ha messo in una condizione molto difficile, perché mi ha scritto un articolo sul Corriere della sera… e poi, non contento, Aldo Grasso sul Magazine del Corriere scrive: il potente Saccà fa quello che gli dice Berlusconi e basta… Che poi non è vero… Lei è l’unica persona che non mi ha chiesto mai niente!”. Il Barbarossa andò poi in onda a spese nostre: una delle più strepitose catastrofi della televisione mondiale. Ora, 12 anni dopo, la Lega non si chiama più Nord. Salvini ha di peggio da fare che inseguire i fantasmi della storia.

E Legnano passa dallo spadone alle manette con l’arresto del sindaco leghista Gianbattista Fratus e di due assessori forzisti. Fratus è ai domiciliari grazie all’indagine “Piazza pulita”, astutamente attivata da lui stesso con un esposto contro il clientelismo del centrosinistra. Esposto quantomai azzeccato, solo che il clientelismo, ammesso e non concesso che lo praticassero gli altri, l’hanno proseguito lui e i suoi: nomine pilotate per gli amici nelle società comunali, bandi truccati ad personam (“Si individua la persona, poi si fa la gara, finito!”), voti barattati al ballottaggio in cambio dell’assunzione della figlia dell’aspirante sindaco trombato Luciano Guidi, centrista del partito della Lorenzin alleato del Pd. L’assessora FI Chiara Lazzarini, intercettata e ora in manette, riporta le parole del sindaco: “Ha detto ‘io negli accordi elettorali che ho preso con Guidi per il ballottaggio gli avevo detto che se mi appoggiava…’, accordi che aveva preso a livello regionale con Paolo Alli, Graziano Musella e Salvini, avrebbe dato un posto alla Guidi”. Chissà se qualcuno chiederà a Salvini che tipo di accordi aveva stretto con Fratus, Alli (già braccio destro di Formigoni, ora alleato del Pd come Guidi) e Musella (FI) per sistemare la figlia d’arte.

La storia fa il paio con quella di un altro fresco arrestato nella nuova Tangentopoli lombarda: il forzista Alessandro Petrone, uomo dell’altro neoarrestato Gioachino Caianiello, detto “Jurassic Park”, ras forzista di Varese malgrado una condanna definitiva per concussione (o forse proprio per questa). Il sindaco leghista di Gallarate, Andrea Cassani, non ha alcuna intenzione di nominare Petrone (cioè Caianiello) assessore all’Urbanistica. E per quattro mesi si tiene la delega. Poi ne parla col sottosegretario Giancarlo Giorgetti. Che – racconta lui stesso – gli raccomanda di mettere chi ha deciso FI, senza discutere. E così deve capitolare, fino alla retata del 7 maggio, con gli arresti di Petrone&Caianiello. Dopo questi e altri quadretti di buongoverno leghista nel mitico Nord (c’è pure il governatore Fontana che sistemò l’ex socio di studio per “risarcirlo” della trombatura, dunque viene difeso a spada tratta dai pidini Sala e De Luca, che han fatto pure di peggio), sarebbe interessante conoscere il parere di Salvini e Giorgetti. Ma il secondo non parla, mentre il primo si limita a dire: “Mi fido dei miei”. E ci mancherebbe pure, se è vero che ad alcune nomine incriminate partecipava pure lui. Solo, non si comprende a che titolo chieda la testa della Raggi (assolta), della governatrice pd umbra Marini (inquisita, ma non per corruzione), come in passato di ministri centrosinistri non indagati ma in conflitto d’interessi (Cancellieri, Guidi, Alfano, Boschi). Siccome il Corriere, in stereo coi giornali di destra, riattacca col garantismo e il giustizialismo, lo scontro magistratura-politica, la giustizia a orologeria e persino il complotto di un imprecisato “grande vecchio della sinistra d’intesa con Berlino e Bruxelles per dividere Di Maio da Salvini”, segnaliamo un’altra categoria finora poco approfondita: i giustizialisti col culo degli altri.

Sorgente: I Legnanesi – Il Fatto Quotidiano

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