Gli avvocati Pisapii – Il Fatto Quotidiano

Quando qualcuno si dimentica com’è ridotta la sinistra italiana, Giuliano Pisapia provvede subito a rammentarglielo. Ieri, nella sua periodica intervista a Repubblica, l’ex avvocato dell’ex editore Carlo De Benedetti, già deputato comunista, già sindaco Arancione, ora europarlamentare Pd intima al suo ultimo partito (in ordine di tempo) di “abrogare la riforma Bonafede” della prescrizione perché è “un calvario in contrasto con la Costituzione” (non specifica quale articolo), “uno scempio del rispetto delle regole” (forse le sue: la Spazzacorrotti è una legge dello Stato approvata dal Parlamento a larga maggioranza), “nella stessa direzione del vecchio governo 5Stelle-Lega”. Balla sesquipedale: la Lega non voleva saperne, impose di rinviarne l’entrata in vigore al 2020, poi iniziò a battersi per cancellarla con gli stessi argomenti di Pisapia, lui sì in perfetta continuità con Lega, FI e Pd (che quattro anni fa voleva addirittura bloccarla alla richiesta di rinvio a giudizio). Non solo: ci sarà “un allungamento dei tempi dei processi” (tutti sanno che i processi sono lunghi anche perché i colpevoli tirano alla prescrizione); o che “la maggior parte dei processi si prescrive in indagine e prima delle sentenze di primo grado”, ergo tanto vale lasciar prescrivere pure i pochi sopravvissuti.

Ma sentite quest’altra: la prescrizione bloccata danneggerebbe gli “imputati innocenti o presunti innocenti, ma anche le vittime dei reati”. Ora, le vittime hanno tutto da guadagnare e nulla da perdere dal blocco della prescrizione. E gli imputati innocenti non c’entrano una mazza, visto che la prescrizione durante il processo è riservata ai colpevoli: se uno è innocente, il giudice deve assolverlo, non prescriverlo; solo durante le indagini la prescrizione non accerta la responsabilità (infatti, se l’imputato vuol uscire assolto, può rinunciare alla prescrizione). L’intervistatrice fa notare che B. l’ha fatta franca un sacco di volte. E Pisapia: “Berlusconi ha avuto processi in cui è stato condannato, altri in cui è stato assolto. Quanto al processo più importante, il ‘lodo Mondadori’, e in cui io ero avvocato di parte civile, il reato si è prescritto in primo grado. Se in vigore, questa riforma non avrebbe modificato niente”. Tutte balle. Nel caso Mondadori, B. non fu prescritto in primo grado, ma in udienza preliminare. Dopodiché ebbe altre 8 prescrizioni, di cui 2 in appello dopo altrettante condanne a 1 e 3 anni (rivelazione di segreto sulla telefonata rubata Fassino-Consorte e corruzione di senatori). Con la Spazzacorrotti, in caso di conferma delle due condanne, sarebbe finito in galera per quattro anni.

Memorabili le Pisa-ricette per sveltire i processi: “aumento dei riti alternativi: giudizio abbreviato e patteggiamento” (che nessuno sceglie perché tutti attendono la prescrizione) e “misure alternative al carcere che porteranno a una diminuzione delle prescrizioni” (scemenza epocale: la prescrizione agisce durante il processo, le pene alternative scattano quando è finito). C’è una sola cosa vera nell’intervista: nel processo Mondadori (e anche nello Sme), Pisapia era parte civile per la Cir di De Benedetti, a cui B. aveva scippato la casa editrice con una sentenza comprata da Previti. Fu lì che ne apprezzammo la foga oratoria. Ma era un altro Pisapia, l’opposto. I peana alla prescrizione li scioglievano Pecorella e Ghedini, difensori di B. Invece Pisapia, difensore dello scippato che gli pagava la parcella, ben si guardava dal sostenere che la prescrizione tutela le vittime e gli innocenti. Dovevate vederlo con che piglio si scagliava contro i trucchetti dei legali di B., Previti&C. per far prescrivere i loro reati. Una furia: “Il centrodestra chiede giustizia celere, ma nei processi usa tutti gli strumenti dilatori per evitare che si giunga a sentenza o far scattare la prescrizione. Vogliono condanne veloci e pene certe solo per deboli ed emarginati” (1.4.2001). “Un conto sono i diritti di difesa, un altro l’uso sistematico e strumentale di impedimenti per bloccare il corso della giustizia, allungare i tempi e arrivare alla prescrizione” (23.4.01). “Previti non vuole l’accertamento della verità, ma solo l’impunità con la prescrizione” (3.11.01). “Berlusconi s’è salvato dal rinvio a giudizio solo per prescrizione grazie alle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dei difensori ritenendo, quindi, che vi fossero tutti gli elementi per rinviarlo a giudizio per corruzione… Il premier aveva la possibilità giuridica, oltre che il dovere morale, di rinunciare alla prescrizione, che è cosa ben diversa dal proscioglimento per non aver commesso il fatto” (17.11.01). “Se, come sostengono autorevoli politici, vi è un tentativo di ‘golpe’, questo proviene da ben individuate forze politiche che, in aperta violazione della Costituzione e dei principi base di uno Stato di diritto, intendono interferire sull’attività dell’autorità giudiziaria per evitare che si arrivi a sentenza” (3.1.02). “Berlusconi è fuori dal processo per effetto della prescrizione. Però… leggendo la sentenza è facilmente intuibile che, se fosse rimasto nel processo, avrebbe avuto una sorte analoga a quella degli altri imputati condannati” (7.8.03). “La sentenza Sme conferma la responsabilità di Berlusconi per il grave reato di corruzione di un magistrato e lo salva da condanna certa solo in quanto, per l’ennesima volta, gli vengono concesse le attenuanti generiche con conseguente prescrizione del reato” (10.12.04).

Ricapitolando: la prescrizione è brutta e il prescritto è colpevole quando Pisapia è parte civile, mentre la prescrizione è bella e il prescritto è innocente quando Pisapia è difensore o parlamentare Pd. A questo punto, per non fare confusione, urge un ritocchino all’anagrafe, sui biglietti da visita e nelle liste elettorali. Il nome giusto è “Onorevoli Avvocati Giuliani Pisapii”.

Sorgente: Gli avvocati Pisapii – Il Fatto Quotidiano

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