Che palle – Il Fatto Quotidiano

Ieri, sulla prima del Corriere, il richiamo sull’ennesima puntata della danza macabra intorno a Marchionne rimandava ai servizi “palle pagine 10 e 11”. Non “alle”: “palle”. Errore in buona fede o sfogo di un anonimo redattore sfinito dalla morte infinita del manager Fca e dalla cascata di bave e salive sul corpo martoriato dell’arcinemico della retorica? Sia come sia, mai errore di stampa fu più freudiano: chi di noi, dinanzi alla tracimante ondata beatificatoria pre- e post-decesso di Mr. Pullover, non ha pensato – magari arrossendone un po’ – “che palle!”? Montanelli, costretto come ogni direttore a combattere ogni giorno il nemico refuso e a scusarsene coi lettori, ne parlava come di un essere vivente e pensante: “Il diavoletto che si annida in redazione e si diverte a giocarci brutti scherzi”.

Il caso più celebre è forse quello di un quotidiano d’inizio Novecento che, in occasione di una visita in Cadore della regina Elena, titolò: “La Regina in Calore”. Il più simile al refuso palle-alle capitò nel ’97 a Il Giorno, uscito con questa frase al posto di una didascalia: “Qui manca la dida perché quel cazzone di Pozzi non mi ha ancora mandato la copia della foto”. Ma ormai il web pullula di siti specializzati nel collezionare i migliori scherzi del diavoletto redazionale. Alcuni sono refusi classici: “Pene più duro per i piromani” (Resto del Carlino), “Benzina, stop alla figa in Slovenia” (Il Gazzettino). Altri titoli tradiscono retropensieri inquietanti, tipo quello del Tirreno: “Incidente d’auto: muoiono due persone e un contadino”. Poi ci sono i frutti della sciatteria mista a distrazione: “Parla per la prima volta di fronte a una telecamera il bambino morto di otite: ‘Noi ci siamo fidati del medico’” (Tgr Marche). Roba da giocarsi al Lotto il 47 (morto che parla). Quando il Resto del Carlino sparò “Muore prima del funerale”, ci fu chi si sarebbe stupito del contrario, poi scoprì che il morto era il prete. Un altro caso di precocità lo segnalò il Corriere di Romagna: “Donna scomparsa, si farà l’autopsia”, prim’ancora di trovarla e sapere se era viva o morta. Certi titoli incrociano modi di dire senza badare all’effetto. “Sì è spento l’uomo che si era dato fuoco” (Giornale di Sicilia). “Si è spento giovane ustionato” (Brescia Oggi). “Cinese ucciso a coltellate: è giallo” (La Nazione). “Scuola negata a 2 sorelle sordomute: inascoltato ogni appello” (Corriere dell’Umbria). “Staccata corrente al cimitero, morti senza luce” (L’Inchiesta). Defunti che parlano, che restano al buio, e non solo: “5 morti evadono a Bologna: 3 già ripresi” (Corriere del Mezzogiorno), ma in ottima salute.

I titoli più avvincenti sono quelli formalmente corretti, ma con parole o nomi dal significato multiplo, che innescano doppi sensi indesiderati. Celebre quello attribuito alla Provincia Pavese: “In 500 contro un albero: tutti morti” (dove 500 non è il numero degli schiantati, ma l’auto Fiat). O il tragicomico infortunio del settimanale della Curia torinese, che informava i fedeli di un evento sensazionale: “Erezione di due cappelle alla presenza del Cardinale Arcivescovo”, che per giunta si chiamava Ballestrero. E lì gridò al miracolo anche qualche mangiapreti. La versione laica e femminista uscì sul sito dell’Ansa: “Alcoa: Passera, tenerla aperta costa” e subito dopo sull’Adnkronos: “La passera d’Italia simbolo del Belpaese, a stabilirlo l’osservatorio sugli uccelli”. Quella bisex la fece il Messaggero: “Caccia alla pompa low cost”, che sembrava deplorare i rincari nel sesso orale a pagamento, invece si riferiva agli aumenti della benzina. Invece il Giornale tornò alla versione maschile: “Il Cavaliere salva il suo uccello preferito”, in pieno scandalo Ruby. Senza parole la sintesi del Gazzettino: “Inchiesta su Ginecologia: specializzandi tappabuchi”? Alcuni titoli a doppio taglio si apprezzano solo in versione vocale, che diversamente dalla scritta non distingue le maiuscole dalle minuscole. Corriere del Mezzogiorno: “Tromba marina per un quarto d’ora”. Giornale di Vicenza: “Arrestato il folle sparatore di Seghe” (che avete capito: era un rapinatore fuggito sparando dalla banca svaligiata a Seghe di Velo).

Leggendario il Secolo XIX: “Pompini a raffica, Sammargheritese in ginocchio”, che non alludeva a orge selvagge, ma alla tripletta rifilata da Stefano Pompini, goleador del Fiorenzuola, alla squadra ligure. Subito bissato dal Tg La7 con “Pompa ai pm”, che non stigmatizzava una cronaca troppo compiacente con gli inquirenti, ma annunciava soltanto l’interrogatorio dello spione Pio Pompa. Il quale condivide il doppio senso nel cognome con tanti altri, come l’ex presidente di Confagricoltura (“Bocchini: l’abolizione sarebbe un disastro”, Corriere) e l’ex braccio destro di Fini (“Bocchino amaro per la Carfagna”, Affaritaliani). Notevole pure la locandina del campàno Otto Giorni, che mischiava una notizia con un’autopromozione: “Benevento, droga tra i giovani. Da ottobre abbonamento mensile a 25 euro”. Roba che manco ad Amsterdam. Mitico pure lo strillo del Corriere del Veneto: “Sfigura la moglie con una padella e la scopa”, che fa il paio con le battutacce da osteria (“Lei suona il piano e lui la tromba”…). Nel 2006 il Mattino sfiorò la scomunica: “2 buchi, e la Madonna non suda più”. I pii lettori che già si facevano il segno della croce lessero poi il sommario: “Dopo gli errori di costruzione e lo strano fenomeno della condensa, forato il vetro che custodisce l’effigie per evitare altri ‘appannamenti’”. E rifiatarono. Impossibile invece respirare immersi nella bava di Aldo Cazzullo, riuscito nell’impresa di esaltare Marchionne addirittura per “il vezzo della forfora sulle spalle”. Abbiamo cercato disperatamente il refuso, ma non c’era proprio. Era tutto voluto.

Sorgente: Che palle – Il Fatto Quotidiano

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