Che ci azzecca? – Il Fatto Quotidiano

Più leggiamo le cronache del nuovo scandalo Toghe Sporche, e più ci sorge spontanea una domanda: ma che ci azzecca il nuovo procuratore di Roma? Può darsi che le carte ancora segretate dell’indagine della Procura di Perugia, che indaga per corruzione sul potente pm romano e leader di Unicost Luca Palamara, nascondano orribili mercimoni per condizionare la nomina del successore di Giuseppe Pignatone alla guida dell’ufficio giudiziario più cruciale d’Italia. Ma al momento non abbiamo letto una sola riga di verbale men che commendevole su quella nomina, né tantomeno sul favorito ad aggiudicarsela: Marcello Viola, ex pm antimafia di Palermo, poi procuratore a Trapani e ora Pg a Firenze. Quel che abbiamo letto finora è che Palamara, insieme a imprenditori amici e forse corruttori legati all’Eni, avrebbe usato la sua influenza di capo della maggior corrente togata per piazzare a Gela e Perugia procuratori fedeli o corrotti e così depistare le indagini sull’Eni e innescarne una sul pm romano Paolo Ielo, che con Pignatone aveva correttamente trasmesso a Perugia le accuse sul suo conto. Uno scenario vomitevole, il più grave scandalo giudiziario dopo il caso Toghe Sporche del ’96 su B., Previti, Squillante, Metta&C. Ma sulle trattative per la Procura di Roma, che han portato allo scrutinio in commissione (4 voti a Viola, 1 a Creazzo, 1 a Lo Voi), al momento non risulta nulla. A parte il fatto che magistrati, membri del Csm e politici ne parlavano per favorire amici e sfavorire nemici: nella migliore, anzi peggiore tradizione.

Naturalmente nessuno è nato ieri e tutti sappiamo come si procede (da sempre) in questi casi: i membri laici e togati valutano non solo i curricula dei candidati, ma anche le convenienze dei rispettivi partiti (i laici) e correnti (i togati). I procuratori uscenti ambiscono a scegliersi il successore e infatti Pignatone sponsorizza l’amico Lo Voi. E il Quirinale gioca la sua partita: lo faceva spudoratamente Napolitano, lo fa più discretamente Mattarella (anche lui pro Lo Voi). Purtroppo per loro, la commissione del Csm ha deciso diversamente e ha premiato, dei tre favoriti, il meno implicato in giochi correntizi: Viola, tiepido iscritto a Magistratura indipendente, preferito a un membro più attivo della stessa corrente (Lo Voi) e a un esponente storico di Unicost (Creazzo, compagno di corrente di Palamara, ma anche di Pignatone). La cosa non è piaciuta. Infatti – combinazione – l’indagine vecchia di un anno su Palamara viene improvvisamente accelerata e guastata in tempo reale, con la divulgazione delle intercettazioni addirittura mentre sono in corso.

Occhio alle date. L’accusa principale la mette a verbale l’ex pm corrotto Giancarlo Longo che, interrogato a Messina 11 mesi fa, dice di aver saputo da un terzo che Palamara incassò 40 mila euro per piazzarlo, peraltro invano, alla Procura di Gela. È questa accusa de relato di corruzione che, trasmessa a Perugia, consente di intercettare Palamara col Trojan previsto dalla nuova Spazzacorrotti (in vigore dall’11 gennaio). Il Trojan il 9 maggio immortala una riunione fra Palamara e altri tre: il deputato-imputato renziano Pd Luca Lotti (coinvolto nell’inchiesta Consip), il deputato renziano Pd Cosimo Ferri (ex magistrato, ex segretario di MI, ex sottosegretario alla Giustizia con Letta, Renzi e Gentiloni, che anche dal governo e dal Parlamento ha continuato a tirare le fila della sua corrente) e Luigi Spina (membro del Csm in quota Unicost, dimessosi perché indagato con Palamara). I quattro parlano della corsa per Roma e di un esposto al Csm su presunti conflitti d’interessi familiari di Pignatone e Ielo (inviso tanto a Palamara per aver innescato l’indagine a Perugia, quanto ai renziani per il caso Consip). Basterebbe aspettare un altro po’ per ascoltare, in diretta dal Trojan, gli sviluppi delle presunte trame: invece i pm di Perugia scoprono subito – il 30 maggio, appena 20 giorni dopo la riunione – le carte, trasmettendole al Csm e perquisendo Palamara, che così sa di essere intercettato e può cambiare telefono.

Altra stranezza: la Procura di Perugia affida le indagini su Palamara al Gico della GdF di Roma, che lavora quotidianamente con i pm capitolini guidati fino all’altroieri da Pignatone (incluso Palamara). Così Palamara, che per anni e anni era tornato utilissimo con la sua correntona per promuovere procuratori come Pignatone, trasferire magistrati scomodi come De Magistris da Catanzaro, Nuzzi, Verasani e Apicella da Salerno, Forleo e poi Robledo da Milano, tentar di punire i Di Matteo e i Woodcock, nominare vicepresidenti iperpoliticizzati del Csm come i Pd Legnini ed Ermini, diventa improvvisamente un appestato che tutti fingono di non conoscere. E si mena scandalo perché Ferri, col compare Lotti, continua a fare da deputato quel che aveva sempre fatto da sottosegretario nel disinteresse generale. La fiera dell’ipocrisia tocca il culmine con i tam-tam di chi vorrebbe azzerare il voto in commissione sul procuratore di Roma perché ha vinto il candidato “sbagliato” (Viola, anche se Unicost ha votato Creazzo); o addirittura azzerare il Csm (per eleggerne un altro con le stesse regole e mandare altri togati e altri laici a fare le stesse cose). Certo, se si scoprisse che Viola trescava con qualche corrotto o indagato per avere voti con metodi scorretti, dovrebbe farsi da parte. Ma al momento, sul suo conto, nulla risulta. E nulla emerge di illecito o inopportuno sul voto in commissione a suo favore. Eppure i giornaloni continuano a insinuare che l’inchiesta per corruzione su Palamara riguardi il nuovo procuratore di Roma. A riprova del fatto che neppure i peggiori politici e i peggiori magistrati riescono a far peggio dei peggiori giornalisti.

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