Abbiamo scherzato – Il Fatto Quotidiano

Pare uno scherzo, invece è tutto vero. A giugno non si parlava che dello scandalo Csm: la guerra tra due bande che si contendevano le Procure di Roma, Firenze, Perugia e Torino. La prima ruotava attorno a Luca Palamara, capo di Unicost indagato a Perugia per presunte corruzioni di 4 anni fa, e ai deputati renziani Lotti e Ferri, ansiosi di punire il procuratore uscente di Roma Giuseppe Pignatone per non aver archiviato Lotti su Consip e aver “denunciato” Palamara a Perugia e dunque a sostituirlo col candidato più distante, il Pg di Firenze Marcello Viola (non Giuseppe Creazzo, procuratore di Firenze, reo di indagare sui genitori di Renzi). La seconda puntava ad accontentare Pignatone, che sognava come successore l’amico procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Il 23 maggio la commissione Incarichi direttivi del Csm decise che il miglior procuratore di Roma fosse Viola (4 voti), seguito da Creazzo (1) e Lo Voi (1). Nessuno dei tre, dalle intercettazioni, risulta aver trafficato con Palamara, Lotti, Ferri & C. Che si mossero alle loro spalle. Dunque non c’è ragione al mondo per invalidare il voto in commissione: il Plenum dovrebbe nominare uno dei tre procuratori di Roma.

Invece il Csm ha azzerato tutto per ripartire non dai tre già scelti, ma dai 13 inizialmente in lizza. E oplà: ora è favorito il procuratore reggente della Capitale, Michele Prestipino, fedelissimo di Pignatone che se l’è portato appresso da Palermo a Reggio a Roma. Massima “continuità”. Oh bella, ma il Csm non aveva scelto Viola proprio per garantire massima “discontinuità” dalla gestione Pignatone? Stiamo parlando della Procura che indagò una dozzina di volte la sindaca Raggi, poi archiviata e assolta. Inquisì l’assessora Muraro, poi archiviata con tante scuse. Fece arrestare per 4 mesi il presidente del Campidoglio De Vito, poi scarcerato dalla Cassazione perché le accuse erano solo “congetture”. In compenso, quando arrivò da Napoli l’inchiesta Consip, sequestrò i cellulari al pm Woodcock (indagato e poi archiviato), al capitano Scafarto (indagato poi scagionato dalla Cassazione) e a Marco Lillo (indagato perchè dava notizie vere), ma si scordò quelli di Renzi sr. e Del Sette; poi chiese l’archiviazione per papà Tiziano, ma il gip la respinse. Non indagò Renzi e De Benedetti per l’insider trading sul Dl Banche, ma solo il broker Bolengo, per poi chiederne l’archiviazione, respinta dal gip. Un cimitero di orrori giudiziari che dovrebbe imporre massima discontinuità. Invece a cos’è servito lo scandalo Csm? A piazzare in pole position il braccio destro di Pignatone. Non è meraviglioso?

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Fisco, Conte: “Favorevole a pene detentive per i casi di conclamata evasione. Condoni non possono essere parte del sistema” – Il Fatto Quotidiano

“Giudico il sistema fiscale iniquo e inefficiente. Dobbiamo arrivare a una disciplina organica che crei una vera alleanza tra il cittadino onesto e il fisco. Dobbiamo risistemare tutta la legislazione” e “siamo favorevoli a pene anche detentive per i casi di conclamata evasione, chi sbaglia deve pagare pesantemente”. Lo ha affermato il premier Giuseppe Conte […]

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Vitalizi, in Trentino-Alto Adige ancora nessun taglio. M5s: “Lega censura nomi e cifre sui soldi che i cittadini pagano a consiglieri ed ex” – Il Fatto Quotidiano

“La Lega, a differenza di quanto era stato fatto nella precedente legislatura, censura informazioni ai cittadini. Mi riferisco agli ‘omissis’ con cui il presidente del consiglio regionale, Roberto Paccher, ha risposto alla nostra interrogazione che chiedeva nomi e cifre dei soldi dei cittadini del Trentino Alto Adige pagati ai rappresentanti del popolo”. Filippo Degasperi del […]

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Il Centro dilettevole – Il Fatto Quotidiano

 

La tentazione di accostare Italia Viva al Psdi di Nicolazzi era fortissima: sia in omaggio a Fortebraccio, sia perché Teresa Bellanova nei panni di Vincenza Bono Parrino con le sue “borzette” era irresistibile. Poi Matteo Cariglia ha rivelato a Vespa la vera essenza della sua catastrofica creatura: “C’è bisogno di una cosa allegra e divertente”. Accipicchia, ci siamo detti: è la prima volta, a memoria d’uomo, che un politico (si fa per dire) fonda un partito non per realizzare un programma qualsiasi, ma per farsi quattro risate. Poi ci è apparso, come un’illuminazione, il Bertinotti di Corrado Guzzanti. Quello della “sinistra che non deve governare, ma fare scherzi telefonici, rompere i coglioni e divertirsi”. Quello che rimpiangeva i bei tempi di Prodi, che lavoravano tutto il giorno, mentre lui giocava a biliardo e poi “alle 3 del mattino andavamo sotto casa di Veltroni, ci appendevamo al campanello e poi via a correre e ridere per la strada”. Perché “la sinistra è gioco, è divertimento, è fantasia. ‘Alabarda spaziale!’: è questo lo slogan di una sinistra moderna”. Programma semplice: “Suonare ai citofoni citando Lenin e schivando la secchiata d’acqua: ‘Andate a dormire!’, ‘La rivoluzione non dorme mai!’”. E strategia precisa: “Diventare la forza più irresponsabile del Paese, opponendo al voto utile il voto dilettevole”. Ora, con la crisi delle ideologie, la Sinistra sta poco bene ed è affollatissima, fra 5Stelle, Pd e LeU. Ed ecco l’ideona: fondare il Centro del gioco e degli scherzi per rompere i coglioni a Conte & C..

Fino a una settimana fa, Renzi controllava i gruppi parlamentari Pd. Ma si annoiava: vuoi mettere invece una miniditta ad personam? Conta molto meno, perché metà dei renziani non ci entrano. Ma se ne parla molto di più. Anzi tutti dicono che adesso Renzi è il padrone del governo, come se prima non ci fosse e come se i cosiddetti “renziani” lo fossero per convinzione e non per convenienza (altri 4 anni di poltrona e di pensione). Basta scorrere i nomi dei 41 italo-vivi: Bonifazi, sempre e ovunque tesoriere; la Boschi, e-ho-detto-tutto; Migliore, detto Genny ‘a Poltrona; Rosatellum; De Filippo, per non lasciare solo Bonifazi in rappresentanza degli indagati; Ferri, perché il gemello Lotti per ora non viene; una di FI, che giustamente non vede la differenza; e Socialistanencini (si chiama così, una parola sola), che porta in dote il glorioso marchio del Psi (di Craxi, sia chiaro, non certo dei putribondi Turati, Nenni e Pertini). Più che un partito, pare il bar di Guerre Stellari. Quindi basta dare del bugiardo a Renzi: stavolta è stato di parola. Il Centro Dilettevole è appena partito e già fa scompisciare.

Sorgente: Il Centro dilettevole – Il Fatto Quotidiano

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