Ballo in mascherina – Il Fatto Quotidiano

La nuova geniale ordinanza del governatore-umarell Attilio Fontana che impone, in lieve ritardo sul Carnevale, a tutti i cittadini della Lombardia di uscire di casa soltanto “utilizzando la mascherina”, ovviamente introvabile, “o, in subordine, qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca”, anche “semplici foulard o sciarpe”, si è subito prestata a qualche problema interpretativo e applicativo. Nulla da dire sulle intenzioni, al solito ottime: il pover’uomo spera di imbavagliare l’incontinente assessore Giulio Gallera o almeno di non sentire le cazzate che spara. Eppoi, vedendo altri lombardi con la mascherina, confida di capire finalmente come si fa a indossarla, per non rischiare di strozzarcisi come l’ultima volta che ci provò in diretta Facebook; e soprattutto come si fa a levarla, onde evitare di tenere altre conferenze stampa con la bocca tappata che, pur giovando all’estetica, pregiudica lievemente l’acustica e la comprensione, rendendo il suo eloquio simile a quello del rag. Ugo Fantozzi quando telefona al megadirettore galattico con la patata in bocca, la testa nella pentola e l’accento svedese per non farsi riconoscere (“Prontiiiii?!”, “Fantocci, è lei?”). Certo, a saperlo prima che bastava un foulard o una sciarpa per scongiurare il rischio di contagi attivi e passivi, ci saremmo risparmiati settimane di ricerche più o meno vane e comunque costosissime di mascherine omologate in giro per il mondo e di inutili polemiche su quelle di “carta igienica” inviate per errore da Roma ladrona. Ma Fontana spiega testualmente che, “piuttosto che niente, è meglio piuttosto”, e ha detto tutto. Ora però ha messo mano a una circolare esplicativa della suddetta ordinanza, che il Fatto è in grado di pubblicare in esclusiva.

“Il comma che recita ‘…utilizzando la mascherina o, in subordine, qualunque altro indumento a copertura di naso e bocca…’ non intende limitarsi a sciarpe e foulard, ma – per chi ne fosse sprovvisto – si estende ad altre forme di protezione orale-nasale di sicura efficacia e di agevole reperimento. Ad esempio, per erotomani feticisti e pervertiti collezionisti, mutande da uomo e da donna, slip, boxer, tanga, coulotte, guepière e reggiseni (questi ultimi, meglio se rafforzati modello Wonderbra). I sub potranno circolare per le città indossando le maschere da immersione (rammentando il bocchettone col tubo per respirare) o, già che ci sono, le mute complete in gomma; e così i palombari con gli scafandri d’ordinanza. Chi ha un collo di visone o di ermellino lo usi alla bisogna, altrimenti si attorcigli attorno al mento pure un gatto, vivo o morto.

Ottimi i caschi integrali da astronauti, da MotoGp o da Formula uno. Chi ne fosse sprovvisto può sopperire calzando la scatola dell’uovo di Pasqua o della colomba o, se l’ha conservato, del panettone o del pandoro natalizi. Per jihadisti e islamici di stretta osservanza, il velo integrale andrà benissimo, il burqa anche meglio. Piduisti e massoni in genere potranno indossare il caratteristico cappuccio nero (Berlusconi, Cicchitto e Bisignani prendano buona nota, anche se il Cavaliere dispone pure di ottime bandane). Per i tipi più simpatici, si consigliano le zucche di Halloween o le maschere di Arlecchino, Brighella e Gioppino. Cuochi e chef hanno quei cappelloni bianchi così lunghi che basta tirarli giù fino al gargarozzo. Idem i vecchi comunisti col colbacco. Ladri e rapinatori sono autorizzati a girare in divisa da lavoro, con passamontagna o calzamaglia o collant sul capo, possibilmente a distanza di sicurezza da banche, uffici postali, negozi e supermercati, sennò rischiano non il Covid, ma la Colt. Le suore dovranno indossare il velo, ma all’incontrario: su volto anziché sulla nuca. E così i frati, rovesciando sul davanti il cappuccio del saio. Idem Salvini quello della felpa.

Papi, cardinali e vescovi dovranno calarsi le tiare e le mitre almeno fino al mento. Beppe Severgnini dovrà semplicemente srotolare fino alle sopracciglia il collo maglione dolcevita alla Montanelli. I reduci di guerra riesumeranno dalla soffitta la maschera antigas e le loro signore il cappellino con veletta o il velo da sposa (il tulle traspira un po’, ma piuttosto che niente, è meglio piuttosto). I portatori di parrucca o toupet non hanno che da applicarseli al mento, tipo barba. Eccellenti, per i portatori di cani (di proprietà o a noleggio), le museruole: tanto pare che le bestie – pipistrelli a parte – siano immuni. Per i mafiosi, la coppola può andar bene, purché calzata sul davanti. Evitare gli elmi medievali alla Braveheart del trisavolo: coi primi caldi si finisce arrosto e si rimpiange pure il Covid. Sconsigliate anche le cuffie di plastica per doccia: chi ci infila il capo e tira la cordicella non muore per coronavirus, ma per soffocamento. Per l’assessore Gallera è prevista una dispensa speciale: se non trova di meglio, va bene anche un tappo di sughero”.

Sorgente: Ballo in mascherina – Il Fatto Quotidiano

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