Aldo Renxi – Il Fatto Quotidiano

Si pensava che il Premio Pinocchio della settimana fosse una questione tra Salvini (per le sue balle sul Mes) e i cosiddetti “dissidenti” 5Stelle passati o in procinto di passare alla Lega (i Solgenitsin de noantri parlano di “coerenza” sul Mes e poi si consegnano al partito che li ha traditi ogni giorno per un anno e mezzo su Reddito, Tav, trivelle, inceneritori, Autostrade, blocca-prescrizione e acqua pubblica). Poi ha parlato Renzi, arringando i pochi senatori presenti nel tentativo di somigliare a Moro e a Craxi arrampicandosi sulle loro tombe per tramutarsi da nano in gigante. Purtroppo la statura è rimasta la stessa. Dopo aver ripetuto, da quando partì l’inchiesta Open, che non ce l’ha coi pm, ha elogiato quelli morti e calunniato quelli vivi. Dopo avere sprizzato bile e rabbia da ogni orifizio, s’è vantato dei suoi “sorrisi”, esibendo una via di mezzo fra un ghigno e una paresi. Così tutti hanno capito che l’indagine lo terrorizza: solo un soggetto in preda al panico riuscirebbe a stracciare il record mondiale di balle al secondo, peraltro già suo. In 20 minuti di delirio ne abbiamo contate 30. Per motivi di spazio ci limitiamo alle migliori 10.

1. “La magistratura fa un’invasione di campo: pretende di decidere cosa è un partito e cosa no”. Ma la Procura di Firenze non pretende di decidere niente: indaga su alcune notizie di reato. Quando Renzi era premier e segretario del Pd, i suoi dirottavano i fondi privati dal partito alla fondazione Open, garantendo ai donatori l’anonimato e talvolta favorendoli con provvedimenti ad hoc. Purtroppo, per essere leciti, i finanziamenti devono essere non solo dichiarati, ma anche disinteressati. Se c’è uno scambio di favori, sono tangenti.

2.“Stiamo discutendo della separazione dei poteri”. Sì, ma a calpestarla è proprio l’ex premier che attacca i pm impegnati in un’indagine doverosa su possibili finanziamenti illeciti.

3. “Nel ’77, alla Camera, Moro usò parole notevoli con chi voleva processare la Dc nelle piazze. Impariamo dalla storia”. Se avesse imparato almeno da Wikipedia, saprebbe che Aldo Moro non polemizzava con i pm del caso Lockeed, ma con Pannella che accusava il presidente Leone e con il demoproletario Pinto che chiedeva “processi non in aula ma nelle piazze” alla Dc (per Gui) e al Psdi (per Tanassi), visto che in aula imperava l’immunità-impunità. Gui fu poi assolto e Tanassi condannato: le tangenti Lockeed esistevano eccome.

4.“Il caso Lockheed ha segnato le dimissioni di Leone non perchè coinvolto, ma per uno scandalo montato ad arte da media e politici. Per distruggere la reputazione di un uomo basta la copertina di un settimanale. I tempi cambiano, ma il settimanale rimane”.

Ce l’ha, ingrato, con l’Espresso, dopo tutto quel che ha fatto per lui. Ma anche qui è male informato: Leone fuggì anzitempo dal Colle perchè l’Espresso aveva dimostrato che spendeva più di quanto dichiarava al fisco.

5. “Craxi nel ‘92 chiamò in causa tutti e disse che larga parte del finanziamento ai partiti era illecito o irregolare”. Geniale l’idea di respingere i sospetti di finanziamento illecito citando un campione della materia, fuggito in latitanza da arresti e condanne.

6. “Se si sanziona il privato che offre dei contributi, il cittadino non darà mai più un centesimo. È un ipocrita chi dice che non servono i soldi alla politica, leciti e puliti”. Infatti nessun finanziatore del Pd o di Iv è mai stato sanzionato: qui si indaga su fondazioni che fanno da schermo a partiti per nascondere i donatori e le eventuali contropartite.

7. “Può accadere a ciascuno di voi”. Suvvia, chi di voi non ha una fondazione che incassa 6-7 milioni? Chi non parte a gennaio con 15mila euro sul conto e a dicembre se ne ritrova 800mila? Chi non incontra una vecchina col figlio piazzato a Cdp che gli presta 700mila euro per la villa? Son cose che capitano a tutti.

8. “I pm mandano all’alba i finanzieri da cittadini incensurati e non indagati”. Le perquisizioni si fanno all’alba per trovare la gente in casa. E l’art.352 Cpp prevede le perquisizioni su “persone” (indagate o no) o “luoghi” dove si ritiene “si trovino occultate cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o disperse”. Punto.

9. “Chi dice che la privacy vale sono per qualcuno e non per altri viene meno allo stato di diritto: è barbarie”. Veramente lo diceva il padre della legge sulla privacy, Stefano Rodotà: “Nel Codice deontologico per i giornalisti – che qualsiasi magistrato può applicare trattandosi di norma giuridica vincolante – è scritto che ‘la sfera privata delle persone note, o che esercitano funzioni pubbliche, dev’essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sulla loro vita pubblica’. Tecnicamente si chiama ‘minore aspettativa di privacy’… Il conflitto nasce se una persona nota chiede di tenere riservate notizie che l’opinione pubblica vuole conoscere per controllare chi fa un attività pubblica… Se il giornalista accerta che un signore con un ruolo pubblico incontra un mafioso, per il pm può essere irrilevante, ma per il giornalista, in quanto interlocutore dell’opinione pubblica, è della massima rilevanza”.

10. “Chi si permette di parlare viene censurato dal Csm. Non mi risulta sia stato abrogato l’art.68 della Costituzione: i membri del Parlamento non sono chiamati a rispondere delle posizioni espresse”. Manco la Costituzione conosce: gli eletti sono insindacabili su “opinioni espresse e voti dati nell’esercizio delle funzioni”. Non su calunnie sparate fuori dall’Aula o dalle funzioni. In ogni caso, nessuno l’ha trascinato in tribunale (come fa lui con i giornalisti liberi): il Csm ha solo difeso i pm, che non possono farlo da soli, dai suoi insulti.

Ps. Su un punto Renzi ha ragione: sarebbe ingiusto processare i renziani nelle piazze. Molto meglio i tribunali.

Sorgente: Aldo Renxi – Il Fatto Quotidiano

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