Afghanistampa – Il Fatto Quotidiano

L’altroieri vi abbiamo lasciati col fiato sospeso sulla colonna di tank russi in marcia da Roma a Bergamo, frutto della svendita dell’Italia a Putin decisa fra il lusco e il brusco dal putribondo Conte e svelata da uno dei migliori segugi de La Stampa: il leggendario Jacopo Iacoboni. Allarme raccolto da Radicali, +Europa e altre nanoparticelle, fra cui Gennaro Migliore di Iv, per dire quanto è attendibile. Ma ci sono sviluppi. Stando al piccolo Le Carré, i 32 temibili medici militari inviati da Mosca per invaderci e colonizzarci con la scusa del virus, non a caso armati di 100 mila mascherine (per non farsi riconoscere) e 30 ventilatori polmonari (per gasare i ricoverati), si sono “acquartierati nella foresteria Pio IX di Roma, di solito riservata allo Stato maggiore dell’esercito italiano” che, anziché passarli subito per le armi, li ha addirittura lasciati “acquartierare”. Poi il viaggio in autostrada, miracolosamente scampato ai viadotti griffati Benetton e concluso col “dispiegamento nell’area di Bergamo”. Ma, assicura il nostro ghostbuster, “la cosa non dissipa i timori”, anzi. Gli invasori fingono di portare aiuti, protezioni e tecnologie all’ospedale da campo, ma in realtà mirano a ben altro.

E chi meglio di quel volpone di Jacopo può spiegarcelo. È vero che, digiuno di storia, ignora i trascorsi di casa Agnelli con l’Urss. Però ha consultato “qualcuno dotato di una certa cultura storica”, purtroppo anonimo, ma munito di mappamondo e Bignami (a cui hanno strappato le pagine su Putin che, ospite di B. a Villa Certosa, sbarca a bordo di un sommergibile nel tunnel scavato negli scogli con uno dei tanti abusi edilizi poi condonati o coperti da segreto di Stato). Sentite che roba: “La data con cui si fa coincidere l’inizio dell’invasione sovietica in Afghanistan è il 25 dicembre 1979, quando gli enormi aerei da trasporto sovietici carichi di soldati iniziarono ad atterrare nella base aerea di Bagram, poco lontano da Kabul. Amin era ancora convinto che i sovietici fossero suoi alleati e li accolse con gioia. Ora sono cambiati i tempi e i modi, ma la sostanza resta la stessa”. Ovvio: Giuseppi, novello Amin, crede che i 32 medici russi siano medici, invece sono qui per invaderci, come i loro babbi in Afghanistan 40 anni fa. E non abbiamo neppure i mujaheddin per combatterli sulle montagne. A parte uno: il comandante Jacob al Iakobonh, avvistato ieri su un minareto improvvisato in cima alla Mole Antonelliana mentre chiamava alla pugna i volontari antisovranisti, brandendo il fuciletto a tappo. Finora, dalle strade inspiegabilmente deserte, il suo straziante appello è stato raccolto da due mosconi, un gatto e un pipistrello.

Sorgente: Afghanistampa – Il Fatto Quotidiano

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